Marinelli non si fa interrogare E si dimette dalle dieci società

La mossa dell’imprenditore 86enne: senza le cariche, potrebbe cadere la necessità dei domiciliari E nelle intercettazioni c’è chi parla di tangenti: «Le cose si fanno solo se c’è passaggio di denaro»
PESCARA. L’imprenditore della sanità Vincenzo Marinelli al centro della mega inchiesta sugli appalti alla Asl di Pescara e non solo, non si presenta davanti al gip Antonella Di Carlo per sostenere l’interrogatorio di garanzia. Come anticipato, Marinelli, 86 anni, ha fatto pervenire al giudice una certificazione medica con tutte le sue patologie, comunicando contestualmente la volontà di rinunciare all’interrogatorio in programma ieri mattina. In aula era presente soltanto il suo legale, Augusto La Morgia, per la redazione di un sintetico verbale che chiudeva la questione.
E così, dei 5 finiti agli arresti domiciliari per turbativa d’asta e corruzione (con lui ci sono il suo factotum Graziano Canonico, la dirigente Asl Tiziana Petrella e il braccio destro Antonio Verna, e l’imprenditore Fabio Tonelli), nessuno ha risposto alle domande del giudice. La motivazione generale è legata alla mole delle carte del procedimento, che dovranno essere esaminate dai legali che solo dopo decideranno se far rispondere i rispettivi assistiti. Intanto, arriva la notizia che Marinelli si sarebbe dimesso da tutte le cariche ricoperte nelle dieci società che, direttamente o indirettamente, fanno capo a lui: società che stipulavano dei contratti di agenzia con diverse multinazionali (Abbott, Servizi Ospedalieri, Medipass, Medicasa, Philips e altre), colossi del settore medico, che partecipavano alle varie gare di appalto con la Asl.
Un passaggio che potrebbe rivelarsi determinante per rivedere la misura cautelare, in quanto così potrebbero venire meno i presupposti a fondamento dell’ordinanza di custodia ai domiciliari, qualora il suo legale decidesse di presentare ricorso al riesame, così come ha già fatto l'avvocato Vincenzo Di Girolamo per la posizione della sua assistita, Tiziana Petrella. I fatti che vengono contestati dal pm Andrea Di Giovanni e che figurano nella misura del giudice Di Carlo, riguardano gli anni 2019/2020. Dall’intensa attività di intercettazioni portata avanti dalla procura, gli indagati parlano di come aggiustare le gare Asl. Ambientali che coinvolgono anche esponenti della politica.
Una situazione nota nell’ambiente sanitario, come dimostra la conversazione tra il direttore di medicina nucleare e la rappresentante della società Siemens, dove «il primo affermava», scrive il gip, «che le gare della Asl erano contrassegnate dal pagamento di tangenti: “oramai io ho visto e capito una cosa... le cose camminano e si fanno solo se c’è passaggio di denaro”», riferendosi allo stretto rapporto tra Petrella e Marinelli. E quest’ultimo aveva da contrastare il suo concorrente numero uno, l’imprenditore lancianese Antonio Colasante con il quale si doveva sistematicamente scontrare nelle gare. «Esiste un forte antagonismo commerciale», scrive il giudice Di Carlo, «tra Marinelli e Colasante a capo del gruppo CIS (Consorzio Italia Servizi)». Marinelli contestava a Colasante «una crescita commerciale anomala, gettando ombre sull’aggiudicazione di alcuni appalti e tra questi il Covid Hospital di Pescara» (finito sotto inchiesta e conclusosi con l’archiviazione dell’imprenditore ndr). In un colloquio con due fratelli imprenditori, Marinelli, «dopo aver chiesto ai due se avessero mai lavorato con Colasante, spiegava che era stato lui a farlo “entrare nella sanità”». Colasante era anche oggetto di una telefonata tra Marinelli e Petrella: i «due gettavano ombre sull’aggiudicazione della gara del Covid Hospital, sia per l’impossibilità dello stesso a partecipare alle gare e sia per i metodi utilizzati per recuperare le somme del rilevante ribasso offerto in gara: “tecniche della prima Repubblica”». Ma, come detto, Colasante è uscito indenne da quella inchiesta.

