Marineria abruzzese pronta a manifestare «Il governo ci aiuti»

2 Marzo 2017

La richiesta a D’Alfonso: deve intercedere col ministro. Presto gli armatori potrebbero scendere in piazza a Pescara

PESCARA. Le marinerie abruzzesi si affidano al presidente dalla Regione, Luciano D’Alfonso, nella speranza che riesca a strappare qualche promessa al governo sulle questioni che stanno più a cuore alla categoria. Se così non dovesse essere sono tutti pronti a manifestazioni eclatanti, a Pescara. «E non è una minaccia», diceva ieri sera Mimmo Gorsso, in rappresentanza dell’associazione Armatori, al termine dell’incontro con il governatore.

C’erano le delegazioni di Martinsicuro, Giulianova, Pescara, Ortona e anche San Benedetto del Tronto. In questa fase sono tutti uniti dal desiderio di «riaprire la fossa di Pomo, dove la pesca è in parte vietata, e modificare la legge 154/2016 che inasprisce le sanzioni e prevede una serie di penalizzazioni per chi sgrarra». Chiedono anche che si provveda al «pagamento del fermo biologico 2015 /2016». Dopo aver registrato le lamentele della categoria D’Alfonso ha annunciato come prima cosa una lettera al ministro Maurizio Martina, al sottosegretario Giuseppe Castiglione e al direttore generale della Pesca Marittima Riccardo Rigillo. «Li informerà delle nostre richieste e, nello stesso tempo, si muoverà per chiedere un incontro con Castiglione e Rigillo, da tenere a Roma o a Pescara». Per Grosso questo «confronto deve esserci perché le marinerie sono in ginocchio e se non accade qualcosa siamo davvero senza speranza. Dobbiamo salvaguardare il nostro mestiere». Ecco perché gli armatori sono pronti anche ad alzare la voce. «Se punteranno i piedi e non ci aiuteranno, noi riconsegneremo i ruolini di equipaggio in Capitaneria e ci metteremo in cassa integrazione. Poi faremo una grande manifestazione. Il presidente della Regione sa che ne siamo capaci e sa anche che la nostra non vuole essere una minaccia».

Tra le priorità c’è «la riapertura alla pesca della Fossa di Pomo, dove i Croati continuano a pescare sette giorni su sette mentre noi due giorni a settimana». Il governo, poi, «deve venirci incontro sulle sanzioni previste nella legge 154/2016 che comportano conseguenze troppo pesanti». Tutti temi che saranno riproposti oggi a Roma dove gli abruzzesi torneranno a protestare con i colleghi del resto d’Italia, come due giorni fa.

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