Marini, la Grande Guerra e il terrorismo

21 Novembre 2015

Il presidente emerito del Senato presenta la seconda tappa delle celebrazioni per il Centenario della Grande Guerra che si svolgerà all'Aurum nei giorni 27 e 28 novembre

PESCARA. «Un lavoro che non ha il compito di "celebrare" la guerra, bensì di ampliare e diffondere la conoscenza e la consapevolezza di quanto accadde allora, nella convinzione che questo sapere aiuti tutti noi oggi a evitare che accada ancora e, dunque, ad amare la pace». Così il presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, Franco Marini, nel corso della presentazione degli eventi che si svolgeranno a Pescara, 27 e 28 novembre, nell'ambito delle manifestazioni per il Centenario della Prima Guerra Mondiale. L'iniziativa, dal titolo «Quando un popolo si scoprì nazione - Conoscere la guerra per amare la pace», si svolgerà all'Aurum, nel capoluogo adriatico e prevede due momenti: un convegno, il venerdì e il sabato, e la performance teatrale "Grande serata futurista", il venerdì sera. Coordina gli eventi il professor Marcello Veneziani. A presentare gli appuntamenti in conferenza stampa, insieme a Marini, c'erano, tra gli altri, il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, l'assessore comunale al Patrimonio culturale, Paola Marchegiani, e la responsabile comunicazione del Comitato storico scientifico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Annamaria De Caroli. Dopo il primo appuntamento dei giorni scorsi a Roma, a Pescara si terrà la seconda tappa nell'ambito delle iniziative per il centenario. Nel corso dei due eventi abruzzesi, ha anticipato Marini, verranno esaminati «i diversi volti del movimento interventista in Italia. I successivi appuntamenti, in agenda per l'anno prossimo - ha aggiunto - riguarderanno il rapporto tra la Chiesa e la guerra e il ruolo degli Stati Uniti e l'Italia a partire dall'arrivo delle prime truppe americane sul fronte italiano nel '17».

«È noto che dallo scoppio del conflitto, a fine luglio del 1914, fino all'ingresso dell'Italia nel maggio del 1915 - ha detto il senatore - il Paese si divise tra neutralisti e interventisti e le divisioni attraversarono ogni schieramento culturale e politico. Non si assistette solo ad accesi dibattiti sugli organi di informazione o nelle aule parlamentari, ma anche a vere e proprie manifestazioni di piazza, come le famose 'radiose giornate di maggiò, in cui si è soliti ricordare il ruolo di protagonista di Gabriele D'Annunzio e la sua accesissima polemica con Giovanni Giolitti, l'ex presidente del Consiglio, convinto sostenitore della neutralità italiana». «Ma l'interventismo - ha ricordato Marini - non ebbe solo il volto di D'Annunzio né unicamente la caratterizzazione politica nazionalista e conservatrice. Ci fu l'interventismo della sinistra al governo e di quella che contestava il governo, l'interventismo di origine irredentista e quello di carattere rivoluzionario e internazionalista. E poi il ruolo di ambienti intellettuali, come i Futuristi di Marinetti, che in Italia come nelle altre nazioni coinvolte vedevano nella guerra "la sola igiene del mondo". Tutto ciò all'interno del declino della lunga stagione politica e parlamentare nota come »giolittismo«. »Il convegno, oltre che di sicuro interesse - ha concluso il presidente - sarà occasione per ascoltare gli aggiornamenti degli studi storici su questa fase originale della vita italiana in rapporto a quelle delle altre nazioni chiamate alle armi».

A margine della conferenza stampa, Franco Marini ha parlato anche dell'attuale emergenza terrorismo in Europa, in Italia e nel mondo. «Il nostro legame con l'Europa è fuori discussione. C'è bisogno di un'Europa unita che, assieme agli altri Paesi, contro questo terrorismo che rischia di paralizzare, sia disposta a dare qualche segno forte, un segnale di tenuta, secondo me indispensabile». Marini ha definito «gravissima» la situazione terrorismo e commentato positivamente la posizione del premier Renzi: «Una situazione veramente pericolosa - ha sottolineato -. Chi parla di terza guerra mondiale spero che si sbagli, ma mette un punto sul quale non si può sorridere. Per quanto riguarda Renzi, lo vedo molto attento. Questo è un momento molto delicato e lui lo sta affrontando molto seriamente. Il problema qui non è accendere i fiammiferi e basta, ma come affrontarlo». «La situazione è gravissima, l'Europa deve stare assieme e creare un'alleanza che sia in grado di dare la sensazione che non abbiano già vinto. Qui sono in gioco anche i rapporti, la testa, il cuore di milioni di giovani. La Francia ha sette milioni di giovani originari in particolare del Nord Africa e di altri Paesi. Prudenza e serietà: non si può passare una riga sopra, cancellare questa cosa, perché il rischio è grande».