Marito e moglie muoiono lo stesso giorno

21 Marzo 2019

Antonio Pucci e Liliana Di Giamberardino, 90 e 88 anni, pescaresi, se ne sono andati a 9 ore di distanza l’uno dall’altra 

PESCARA. Questa è una storia d’amore delicata e struggente, una lezione di vita che va oltre il buio della morte. Antonio Pucci e Liliana Di Giamberardino, 90 e 88 anni, pescaresi, sono morti nello stesso giorno, sabato scorso, a distanza di nove ore l’uno dall’altra.
Il loro funerale, lunedì scorso, nella chiesa di Santo Stefano protomartire, è stata una «festa colorata di bianco, il bianco delle rose, delle calle e delle orchidee misto ai canti nuziali» raccontano i familiari degli anziani coniugi che hanno trasformato un momento di dolore immenso in una atmosfera incantata e surreale. Liliana era malata da tempo, Antonio lottava contro gli acciacchi dell’età ma resisteva e lottava per amore della sua sposa, conosciuta da bambina nel paese, Caprara di Spoltore, dove vivevano, vicini di casa, e dove il loro sentimento è sbocciato piano piano, potente e dolcissimo, dai giochi dell’infanzia fino ai primi batticuori da adolescenti.
Antonio, istruito maestro di vita, come un galantuomo è voluto andare via per primo, alle ore 14 di sabato 16 marzo, a «preparare il cielo per portarci la sua sposa», le parole strozzate dalla commozione di uno dei due figli (l’altra è Paola), Cesare, 57 anni, direttore di banca, che ha ricevuto la notizia del decesso del padre «mentre stringeva la mano» della madre morente, in quel momento ricoverata al reparto di Geriatria dell’ospedale di Pescara.
La telefonata lo ha impietrito. «Non sapevo cosa fare», rammenta Cesare Pucci, «non volevo lasciare mia madre, consapevole che quelli potevano essere gli ultimi istanti insieme a lei a causa dell’aggravarsi, precipitoso, delle sue condizioni di salute. Ma nello stesso tempo, desideravo stare al fianco di mio padre, accarezzarlo nel letto dove è morto nel sonno». Col cuore spezzato e l’animo in subbuglio, intorno alle 18, Cesare dà il cambio alla moglie Ena De Angelis in ospedale e si precipita dal suo papà nella casa di via Monte Sirente, zona ospedale. Ma i «segni del destino» stavano di nuovo per incrociarsi. Mentre Cesare piangeva al capezzale di suo padre, Ena, amata nuora dei coniugi Pucci, si è vista costretta a dare al marito il secondo colpo al cuore della giornata.
Liliana è spirata intorno alle 23. «In quell’attimo», srotola il filo della memoria Cesare, «si è compiuta la promessa che mio padre fece a mamma il 22 dicembre scorso, quando la portavano via in barella verso l’ospedale. Papà si è fermato un attimo accanto a lei molto sofferente e le ha sussurrato: da questo momento non ci vedremo più, ma stai tranquilla che ci rivedremo molto presto e saremo insieme per sempre». Insieme per sempre. Insieme per una vita intera. Antonio, terzo di tre figli, nato a San Valentino il 7 maggio 1928, geometra emigrato in Argentina da giovincello e Forestale al ritorno in patria, con i genitori, amministratori di latifondi, famiglia benestante, si trasferì in quel di Caprara. Lì conobbe, giocò e si è innamorò di Liliana, quarta di cinque figli, fantastica cuoca e donna di tempra. Nel 1955, quando lui aveva 27 anni e lei 24, si scambiarono le fedi nella chiesa di Caprara. Poi si trasferirono a Pescara e arrivarono Paola e Cesare.
«Hanno vissuto in simbiosi, non si staccavano mai, ci hanno tenuto in braccio e giocato con noi, hanno seguito i nostri studi, i nostri voti, ci hanno coccolato con i loro pranzi succulenti, ci hanno dato amore e attenzioni» ricordano le adorate nipoti Valentina, 22 anni, studentessa di Lettere a Chieti; Francesca, 20, Architettura a Ferrara e Benedetta, 13 anni, media Rossetti.
Che nonni, Antonio e Liliana. Sempre insieme, pure sulle poltrone di pelle dove si riposavano, messe una accanto all’altra. Nella lettera, con destinazione paradiso, Valentina ricorda il nonno «seduto in poltrona con la radiolina all’orecchio per ascoltare i risultati della Juventus e guai a chi fiatava in quei momenti», mentre la nonna sfaccendava e «cucinava i nostri piatti preferiti». Poi, Antonio si alzava dalla poltrona e, insieme, sempre insieme, «lui stendeva la pasta sfoglia con la macchinetta a manovella e lei preparava il condimento per i ravioli». Insieme, Antonio e Liliana, riposano al cimitero dei Colli. L’uno accanto all’altra. Per sempre.