Mariya: «Mia figlia e il bambino sono lì»

1 Marzo 2022

PESCARA. «Viviamo nel terrore che i nostri cari vengano colpiti. A Kolomyja, 700 chilometri da Kiev, c'è mia figlia di 26 anni con un nipotino di un anno e una bimba di 4, escono continuamente da...

PESCARA. «Viviamo nel terrore che i nostri cari vengano colpiti. A Kolomyja, 700 chilometri da Kiev, c'è mia figlia di 26 anni con un nipotino di un anno e una bimba di 4, escono continuamente da casa per rifugiarsi nello scantinato ogni volta che suonano le sirene. Il papà dei bimbi, muratore in Polonia prima che scoppiasse il conflitto, sta fuori tutto il giorno a preparare le molotov per la difesa del Paese. Le altre donne imbracciano i fucili e cuciono i pezzi di stoffa per farne teli per nascondere le armi». Mariya Babynyuk, 45 anni, residente a Montesilvano, ex ragioniera in Ucraina, da 10 anni colf a Pescara e prima ancora a Chieti, si mostra forte ai familiari lontani, tra cui anche la madre che vive a 17 chilometri dalla casa della figlia: «Nessuna delle due vuole spostarsi per timore che la situazione possa peggiorare. Per ora a Kolomyja la situazione è abbastanza sotto controllo, le bombe non cadono, ma la paura è tanta, sono tanto spaventata. In quella zona», prosegue emozionata Mariya, «i carri armati non sono ancora arrivati, ma se entra in guerra la Bielorussia tutto precipiterà. Per ora banche, farmacie e supermercati sono aperti, il cibo si trova. Si può andare a comprare fino all'imbrunire, poi scatta il coprifuoco e dalle 22 le luci di casa si devono spegnere. La gente rimane barricata in casa, al buio. Io non dormo più, seguo la tv e internet dall’alba per capire come evolve la situazione. Putin deve andare via dalla nostra amata Ucraina, il presidente Zelensky sta difendendo il Paese, il mondo ci sta mandando gli aiuti. Vinceremo».
Ma intanto «i nipotini e mia figlia ogni volta che suonano le sirene sono costretti a nascondersi nella cantina che, per fortuna, è abbastanza grande per ospitare altre persone». (c.co.)