Mark, fuga da Kiev a Roseto sognando l’idolo Shevchenko

Ha 11 anni ed è cresciuto nella squadra del campione ucraino: è considerato un talento
Una fuga improvvisa, i vetri delle finestre di casa che tremano per le bombe e il pallone da calcio che smette improvvisamente di rotolare. La vita del piccolo Mark Zaichenko è stata stravolta dall’orrore della guerra, ma il suo sogno di ripercorrere le orme del grande calciatore ucraino Andriy Shevchenko potrà riprendere a duemila chilometri di distanza, con la maglia del Roseto Calcio.
Mark ha 11 anni e fa parte delle giovanili dell’Obolon Kiev, la società di calcio della capitale ucraina dove ha mosso i primi passi l’ex campione del Milan Shevchenko, prima di spiccare il volo con la maglia della Dinamo Kiev. Mark è giovanissimo, il suo talento è già sulla bocca di tutti, ma mai avrebbe pensato di dover abbandonare i campi da calcio per fuggire da un terribile conflitto.
LA GRANDE FUGA
L’incubo comincia giovedì 3 marzo, a Kiev, quando Mark e la sua famiglia vengono svegliati all’alba dalle esplosioni e dalle bombe dei russi. Un ordigno cade proprio vicino alla loro casa, facendo tremare vetri e finestre come fosse l’epicentro di un terremoto.
La madre del campioncino non perde tempo: veste Mark e sua sorella come può e li carica su una macchina insieme ai suoi nonni, agli zii e ai quattro cugini. Ma su quell’auto in fuga manca il padre di Mark.
È rimasto in Ucraina per difendere la sua patria dall’invasione dei russi, ma ha fatto di tutto per spedire la sua famiglia il più lontano possibile dall’orrore della guerra. La meta perfetta è Roseto degli Abruzzi dove, dal 2019, vivono Renate e suo marito, due coniugi tedeschi che hanno un ruolo cruciale tra le pieghe di questa storia.
«Mio marito è un collega del padre di Mark», spiega Renate al telefono, «lavorano entrambi per un’azienda internazionale con sede a Kiev. Il papà di Mark ha convinto la sua famiglia ad andare a Roseto e siamo riusciti a farli venire tutti qui». Il loro viaggio è durato quasi una settimana: hanno scelto di attraversare la frontiera con l’Ungheria perché era un percorso più agevole rispetto all’itinerario che attraversa la Polonia.
Una traversata lunghissima e caratterizzata da parecchie soste, perché uno dei quattro cugini di Mark ha appena 18 mesi. Mentre la delegazione ucraina era in viaggio, la macchina della solidarietà era già in moto e Roseto ha aperto le sue porte, come da giorni sta facendo tutto l’Abruzzo, per accogliere le vittime in fuga dalla guerra. Mark e i suoi parenti (undici persone totali) sono stati ospitati da diverse famiglie rosetane. Si è mosso persino il coro polifonico dell’Ars Vocalis per dare una mano ai profughi.
«Voglio ringraziare tutti i rosetani che ci stanno aiutando», sottolinea Renate, che ci permette di comunicare con la famiglia di Mark, visto che nessuno di loro parla italiano.
IL SOGNO CONTINUA
In pochi giorni, il sole di Roseto ha restituito un barlume di normalità al piccolo Mark, concedendogli il piacere di accarezzare il pallone da calcio.
«Mark è davvero forte», spiega il presidente del Roseto Calcio Camillo Cerasi, che gli ha anche procurato le scarpe e l’abbigliamento necessario per giocare, «ha già fatto alcuni allenamenti con noi e quando riprenderanno i campionati della sua categoria potremo farlo scendere in campo ufficialmente».
La nuova vita di Mark è cominciata: a breve potrà anche tornare a seguire le lezioni a scuola. Ma oggi i suoi pensieri sono rivolti al prato verde di Roseto per gli allenamenti, dove suo nonno lo accompagna tutti i pomeriggi come faceva quando erano a Kiev. I pensieri di sua madre, invece, sono rivolti al marito, con cui la comunicazione è sempre molto difficile. E quando le chiediamo di raccontarci la loro odissea per raggiungere l’Abruzzo, ci tiene a lanciare un messaggio per bocca di Renate.
«Per noi la libertà vale molto: continueremo a difenderla, come abbiamo sempre fatto».

