Marsilio al ministro: non può tenerci chiusi

3 Dicembre 2020

Il governatore telefona a Speranza per far uscire la regione dalla zona rossa È il suo ultimo appello con possibilità quasi nulle. Oggi a Roma la decisione

L'AQUILA. Il Governo, per il momento, lascia l'Abruzzo in zona rossa. Fino alla tarda serata di ieri, nessun cenno d’apertura dal ministro della Salute, Roberto Speranza, su un'eventuale retrocessione in fascia arancione. La decisione definitiva è però attesa in giornata. Ma gli abruzzesi, e non solo, dovranno ancora fare molti sacrifici, «di qualche settimana» ha chiaramente detto ieri Speranza riferendosi proprio al sistema delle fasce «che funziona e sta dando i primi segnali positivi».
Tutto ciò porta a una conclusione: fino al 10 dicembre, data in cui scadrà la classificazione dei 14 giorni stabilita dal Governo, l’Abruzzo dovrebbe restare chiuso. Ma Marco Marsilio non si arrende, neppure dopo un nulla di fatto arrivato alla fine di una giornata che ha visto il presidente della giunta regionale impegnato in una fitta interlocuzione con Speranza, dopo avergli lanciato un ultimo appello per chiedergli una deroga speciale per l’Abruzzo.
Sono le 12,08 quando il governatore entra nella sala Ipogea di palazzo dell'Emiciclo, all'Aquila, e prende la parola: «I numeri dicono che siamo, a tutti gli effetti, in zona arancione. I dati sui contagi sono diminuiti come anche la pressione sugli ospedali. Insistere con un'altra settimana di cura da cavallo non è opportuno».
NO ALLA ZONA ROSSA. Dopo una parentesi sulla legge che stanzia aiuti al comparto della montagna, Marsilio è entrato nel vivo del tema più caldo, su cui si concentrano le aspettative della gente, in particolare dei commercianti, che con un passaggio in fascia arancione potrebbero riaprire i negozi di abbigliamento e calzature, gioiellerie e profumerie salvandosi così da una crisi senza ritorno. «Abbiamo scritto al Governo chiedendo un percorso chiaro per il passaggio tra le diverse fasce», ha detto Marsilio, «la cabina di regia si riunisce il venerdì e fornisce le valutazioni da cui scaturisce la decisione del ministro Speranza sulla ripartizione delle fasce. Ma lo fa sulla base di dati vecchi di una settimana». Marsilio ha quindi chiesto «una valutazione ancorata ai dati reali. Quando si tratta di passare in una fascia di maggior rischio, la classificazione avviene in 48 ore, ed è giusto che sia così, mentre il processo inverso comporta 21 giorni di attesa, stando all'applicazione del Dpcm del 3 novembre. Chiedo che la stessa celerità, sulla base della valutazione dei dati, avvenga anche per tornare in fascia arancione».
I DATI CONFERMANO. Ad ancorare l'Abruzzo alla zona rossa è l'Aquilano che alza la media dei parametri, per il ministero ancora troppo elevati per anticipare un passaggio in zona arancione prima del 10 dicembre. Ma per suffragare la deroga chiesta a Speranza, Marsilio ha presentato una serie di numeri «che dimostrano, inequivocabilmente, come stiamo uscendo dalla fase critica. Siamo a metà della classifica delle regioni come occupazione dei posti letto in terapia intensiva, con il 40%, inferiore al 41,47% della media nazionale. Stessa cosa per i posti occupati in area critica, mentre l'indice Rt è a 1,11, nella media nazionale, con ben 11 regioni che hanno un indice peggiore del nostro. Non stiamo accampando pretese», ha aggiunto prima di sbottare: «Respingo con forza il teatrino politico della minoranza di centrosinistra. Non siamo a teatro e non si può giocare sulla pelle della gente. Due giorni fa si segnalava una media di 514 positivi al giorno in Abruzzo contro i 682 della settimana precedente e lo 0,59% di positivi ospedalizzati contro lo 0,61% nazionale».
NESSUN LIBERA TUTTI. La pressione sugli ospedali, secondo Marsilio, è diminuita anche grazie ai 200 posti letto in più attivati nelle varie province. «Ma anche se dovessimo anticipare di qualche giorno, rispetto al 10 dicembre, il passaggio in fascia arancione», ha evidenziato, «non sarà un liberi tutti: agli abruzzesi chiedo senso di responsabilità vista la gravità della situazione. Non ci si può ammassare nei centri commerciali o creare assembramenti in strada». Ed ha concluso: «Se il ministro Speranza deciderà di tenerci ancora in zona rossa non potrò certo adottare provvedimenti meno restrittivi, ma la sua cura rischia di ammazzare il paziente». Oggi il verdetto. Ma la speranza, è il caso di dire, è ridotta a un lumicino.