Marsilio e Fina: «Grazie alle forze dell’ordine per l’operazione»

8 Settembre 2019

«Un sincero ringraziamento alle forze dell’ordine e alla magistratura che hanno sgominato una banda di terroristi radicata nel territorio abruzzese. Una scoperta inquietante che ci ricorda come non...

«Un sincero ringraziamento alle forze dell’ordine e alla magistratura che hanno sgominato una banda di terroristi radicata nel territorio abruzzese. Una scoperta inquietante che ci ricorda come non si debba mai abbassare la guardia per garantire la sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini.
Questo il commento del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, dopo le indagini dirette dalla direzione Distrettuale antimafia e antiterrorismo dell’Aquila, dai carabinieri del Ros e dai finanzieri del Gico.
Commentando la notizia degli arresti per terrorismo in Abruzzo, il segretario del Partito democratico abruzzese, Michele Fina dice: «Sono molto colpito dalle notizie di oggi, e desidero rivolgere a nome del mio partito un ringraziamento alla magistratura e alle forze dell’ordine che hanno condotto e portato a termine la delicata e complessa indagine che ha visto arresti in Abruzzo per reati connessi al terrorismo. La dimostrazione della qualità degli anticorpi dello stato democratico è stata notevole, e il mio ringraziamento si estende a tutti coloro che per lo Stato e la comunità lavorano tutti i giorni per vigilare, prevenire e reprimere le attività criminali». Per il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, «l'operazione anti-terrorismo islamico con gli arresti operati tra cui l’imam della moschea Dar Assalam di Martinsicuro, già condannato in via definitiva per associazione con finalità di terrorismo internazionale, è la semplice conferma dell'allarme che, inascoltati, abbiamo lanciato da molto tempo: le carceri sono diventate il luogo privilegiato per il reclutamento di terroristi». Per Di Giacomo, «l'imam arrestato,
paradossalmente, è più pericoloso in cella che fuori. Negli istituti penitenziari italiani, dove sono rinchiusi tra i 10 e i 15 mila detenuti islamici, il rischio è sottovalutato dall’amministrazione penitenziaria
nonostante abbiamo più volte segnalato questa grave emergenza».