Marsilio: la nuova legge pronta prima dell’estate

Il governatore spiega perché la sua norma non penalizza chi perde
L’AQUILA. Marco Marsilio difende a tutto campo la sua legge elettorale che presto taglierà il traguardo. «La preoccupazione espressa dall’Ufficio legislativo del Consiglio regionale che la riforma della legge elettorale “potrebbe comprimere o vanificare la rappresentanza delle minoranze”, non prevedendo più un limite massimo agli eletti della maggioranza, è assolutamente infondata», afferma il presidente della giunta regionale. «Stiamo predisponendo una motivata controdeduzione che depositeremo agli atti della Commissione Statuto presieduta dal sottosegretario Umberto D’Annuntiis, che ringrazio per aver dato impulso alla discussione. Una discussione», sottolinea, «che spero affronti nel merito la questione e porti entro poche settimane ad approvare un testo, con almeno un anno di anticipo rispetto al prossimo rinnovo». Cioè le elezioni regionali del 2024.
Il PARERE CRITICO.
La frase è questa: «Il riscritto articolo 4 (...), non prevedendo più un limite massimo dei seggi da assegnare alla coalizione vincente per effetto del premio di maggioranza ma solo un limite minimo, potrebbe comprimere o vanificare la rappresentanza delle minoranze (...), in combinato disposto con la possibilità di presentare liste con un numero massimo di candidati pari a quello dei consiglieri da eleggere aumentato della metà (45, ndr)», così si legge a pagina 7 del parere dell’Ufficio legislativo a firma delle funzionarie Rita D’Ambrosio e Gabriella Rosa.
LA REPLICA.
«Nessun pericolo che il premio di maggioranza si vada a sommare ai seggi conquistati da chi vincerà», ribatte Marsilio, «questo, per il semplice fatto che il premio di maggioranza scatta solo come correttivo nel caso in cui la maggioranza non abbia conquistato almeno 18 seggi (pari al 60%), e quindi serve solo per raggiungere quella soglia per garantire la governabilità».
Il governatore rinforza il concetto: «L’eliminazione dell’ormai inutile tetto massimo di seggi obbedisce all’esigenza di prevenire una distorsione in senso contrario: sarebbe assai curioso, infatti, che se una maggioranza, dopo aver conquistato con il consenso popolare più di 18 seggi, dovesse rinunciarvi, in favore della minoranza. Non esiste legge elettorale regionale o nazionale che preveda un limite ai seggi che un partito o una coalizione possano conquistare».
E fa due esempi: «In Veneto e Campania, Zaia e De Luca hanno stravinto conquistando i seggi in proporzione ai voti ottenuti. Ma in tal caso il premio di maggioranza non è scattato perché non ce n’era bisogno». E infine liquida con una battuta la novità delle liste lunghe: «Incomprensibile», dice, «è il riferimento al numero dei candidati delle liste, che in nessuna maniera incide o condiziona il riparto dei seggi perché avviene separatamente e senza alcuna relazione con il numero dei candidati».
MA PAOLUCCI LO ATTACCA.
«Marsilio, furibondo per le osservazioni, attacca l’Ufficio legislativo reo di aver ritenuto la sua proposta di legge regionale in conflitto con lo Statuto della Regione e altre normative: mai avevamo visto un rappresentante istituzionale spogliarsi di tale ruolo per vestire i panni dell’accusatore politico contro la struttura regionale che egli stesso rappresenta», attacca il capogruppo Pd, Silvio Paolucci, che dà la stoccata finale: «L’unico intento, a poco tempo dal voto, è quello di avvantaggiare il centrodestra attualmente al potere per continuare a detenerlo».
ARRIVA LA CONTROREPLICA.
Ma le accuse tornano al mittente: «Ho iniziato un anno fa a parlare della legge elettorale», risponde Marsilio a Paolucci, «depositando un testo già quattro mesi fa, con l’obiettivo di sottrarre dal campo delle polemiche l’argomento che starei cambiando la legge in prossimità del voto per trarne un vantaggio di parte. Il mio unico obiettivo è avere una legge che aiuti a selezionare la migliore classe dirigente e faccia crescere l’Abruzzo». E conclude: «In questo senso va la proposta più qualificante di tutte: quella del collegio unico regionale».
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