Marsilio, nuova sfida: «Riapro tutti gli stadi»

20 Settembre 2020

Braccio di ferro con il governo che dà il via libera per oggi solo alla serie A per mille tifosi Ma tra 24 ore il presidente riunisce la giunta per gli impianti di B, C e campionati minori 

PESCARA. Gli uffici della Regione Abruzzo sono al lavoro da ieri mattina per sfornare l’ordinanza che consentirà la riapertura di stadi e palazzetti dello sport, con capienze ridotte. Così il presidente Marco Marsilio, che già aveva giocato d’anticipo aprendo il Teofilo Patini di Castel di Sangro per il ritiro del Napoli, lancia la nuova sfida al governo Conte. Esecutivo nazionale che per ora ha deciso in via sperimentale di aprire solo gli stadi di serie A, consentendo l’accesso a un massimo di mille persone per impianto. In prima battuta la data finale dell’esperimento è stata mercoledì 7 ottobre, giorno di scadenza del vigente Dpcm e fissato per la verifica voluta dal ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, quando sulla base dell’andamento dei dati sui contagi si deciderà se «aprire ogni stadio con una percentuale in base alla capienza». Decisione questa comunicata ieri nel corso della videoconferenza Stato-Regioni. Ma a vertice concluso si sono innescate vivacissime polemiche dalla serie B in giù (oltre agli altri sport), tanto che in serata il ministro ha lasciato intendere che ci sarà un’apertura al dialogo, visto anche l’impatto che l’impopolare decisione può riservare al voto di oggi e domani. Il serrato pressing spingerà il governo a rivedere i piani e ad anticipare altre aperture già nella settimana entrante? Si vedrà.
REGIONE CRITICA. Al pressing si è unito il governatore dell’Abruzzo, che fin dalla mattina ha avviato un giro di consultazioni con assessori e collaboratori, oltre al capo dipartimento Salute, Claudio D’Amario. «Ho espresso la mia posizione nella videoconferenza con il governo», sottolinea Marsilio, «ma poiché non mi è stato possibile replicare alla decisione finale e alle conclusioni dei ministri Boccia, Speranza e Spadafora, per motivi tecnici, formalizzo qui le ragioni del mio dissenso. Il governo ha proposto di aprire in via sperimentale solo gli stadi dove si giocano le partite di serie A, mentre da lunedì (domani, ndr) il ministro Spadafora comincerà a confrontarsi con le Regioni per le altre serie e gli sport professionistici. Ho espresso la mia contrarietà a una scelta che discrimina e penalizza le serie e gli sport minori, che sono proprio quelli che hanno maggior bisogno di avere il pubblico pagante, essendo l’unico sostanziale introito delle società. Rimandare le decisioni al confronto durante la prossima settimana, significa di fatto non aprire i cancelli degli stadi di serie B e C, perché non ci sarebbero i tempi tecnici per permettere alle società di programmare e organizzare, come difatti sta accadendo per la serie A, anche dove le Regioni hanno già decretato per la riapertura. Tanto valeva dire che è vietato il pubblico negli eventi sportivi fino a nuovo provvedimento e quindi non prima del 7 ottobre. Peraltro, lasciare alle Regioni la facoltà e la responsabilità di adottare provvedimenti più o meno restrittivi rispetto alle linee guida espresse dal governo, salvo poi convocarle d’urgenza quando questa facoltà viene esercitata, è la principale ragione della confusione che troppo spesso viene evocata e utilizzata per frenarne l’azione. Posizioni analoghe, che hanno costruttivamente e responsabilmente invitato il governo a seguire un’altra strada, sono state sostanzialmente espresse da tutti i presidenti di Regione che sono intervenuti. Ma il governo è rimasto praticamente sulla posizione iniziale».
L’ESEMPIO CASTEL DI SANGRO. La citazione di Marsilio riguarda il ritiro del Napoli calcio. «Lunedì (domani, ndr) mi confronterò in giunta coi colleghi assessori, per assumere una decisione sull’ordinanza che, nel frattempo, gli uffici competenti stanno predisponendo sull’onda delle due già adottate per consentire la presenza del pubblico durante il ritiro del Napoli. Un esperimento, il primo in Italia e tra i primi in Europa, che a distanza di 2-3 settimane possiamo considerare perfettamente riuscito anche sotto il profilo sanitario, non essendosi registrati casi di contagio riconducibili all’evento. Francamente, non c’è una ragione per cui dovremmo attendere gli esperimenti delle società di serie A delle altre Regioni per decidere se andare avanti o no».
LO SPORT IN SUBBUGLIO. Dicevamo delle polemiche. La Lega di serie A che pretendeva «attenzione e rispetto» – parole del suo presidente, Paolo Dal Pino – ha strappato un primo risultato. E gli altri? «Bene l’apertura, ma resto perplesso per il fatto che sia solo per la A: ci sono anche gli altri campionati», il messaggio del presidente Figc, Gabriele Gravina. Messaggio più o meno identico a quello del presidente Coni, Giovanni Malagò, e delle Leghe di B e C.
IL MINISTRO CI RIPENSA? E se il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, componente del Cts, ritiene auspicabile «un atteggiamento prudenziale ma anche una omogeneità di approccio», in serata il ministro Spadafora, marcato stretto, ha sganciato una riflessione che fa sperare in un diverso finale: «Fa sorridere che gli stessi che mi hanno sempre accusato di occuparmi di tutti gli sport tranne che della serie A, ora mi stiano accusando del contrario. Come sempre, io mi occupo di tutto lo sport, altri cercano solo pretesti per polemiche poco utili. Oggi si è deciso sulla serie A, perché ricomincia in questo weekend e perché ho voluto, per equità, rendere uniforme una scelta autonomamente adottata solo da tre presidenti di Regione. Gli altri campionati inizieranno il prossimo fine settimana e condivideremo una linea unica per tutti, per evitare le fughe in avanti di queste ore», aggiunge. Anche Marsilio è avvisato.
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