Marsilio rompe il silenzio: «Ne uccidiamo solo il 5%»

16 Ottobre 2024

Dal commento sul decreto del Consiglio di Stato («Non mi sorprende affatto») al compito della Regione: se c'è una specie troppo invasiva dobbiamo agire

L'AQUILA. Sulla caccia ai cervi parla Marco Marsilio. Il presidente della Regione ha detto la sua, in attesa della decisione del Consiglio di Stato, fissata per il 7 novembre. Data in cui si deciderà se i cacciatori potranno imbracciare le doppiette oppure deporle. «Il decreto del Consiglio di Stato non mi sorprende particolarmente. È una prassi abbastanza usuale. Comunque, è stata fissata al 7 novembre, quindi tra poche settimane, la discussione di merito sulla sospensiva», afferma Marsilio, che si mostra fiducioso sull'esito finale del pronunciamento del Consiglio di Stato, «noi ci presenteremo, come abbiamo fatto con il Tar, con la documentazione, cosa che non abbiamo potuto mostrare nell'udienza precedente, perché il Consiglio di Stato ha emesso questo decreto senza ascoltare o considerare le ragioni della Regione».
IN ATTESA.
«Tra qualche settimana ci sarà questo confronto», aggiunge il governatore dell'Abruzzo, «credo che, come ha fatto il Tar, anche il Consiglio di Stato verificherà la correttezza della procedura adottata».
Marsilio si dice «convinto della decisione presa, a salvaguardia della tutela dell'agricoltura, delle coltivazioni, dell'incolumità delle persone, in particolare degli automobilisti, e dell'equilibrio ambientale. Vale la pena ricordare», evidenzia, «che quando una specie diventa invasiva - è successo in mare con il granchio blu - bisogna intervenire. Ma siccome il granchio blu non è un peluche, non ha gli occhioni e non ci hanno fatto un bel cartone animato, come è successo con Bambi, non fa tenerezza a nessuno, quindi si può sterminare per ripristinare l'equilibrio ambientale e tutelare altre specie marine. Lo stesso avviene nei boschi: se c'è una specie troppo invasiva, che mangia tutto ciò che trova, che toglie spazio vitale alle altre specie, anche delicate e protette come l'orso marsicano e il camoscio d'Abruzzo, noi abbiamo il dovere di proteggerle e di fare in modo che si mantenga un certo equilibrio. Altrimenti, la biodiversità verrebbe messa in pericolo dalla preponderanza di una specie che assume il predominio senza controllo alcuno».
ABRUZZO SOTTO ATTACCO.
Marsilio si lascia andare ad uno sfogo: «La pratica dell'abbattimento selettivo dei cervi, che sta suscitando tanto scandalo in Abruzzo», sottolinea, «si fa in tutto il mondo. Vorrei capire perché le grandi organizzazioni nazionali di tutela non hanno mai detto una parola e mai fatto neanche un grammo della campagna innescata in Abruzzo, nelle altre zone dove si pratica la caccia selettiva dei cervi: in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e Liguria. In posti dove l'abbattimento dei cervi viene fatto normalmente, figura nel calendario faunistico venatorio e non c'è bisogno di selezionare e fare gli avvisi come fanno gli Ambiti territoriali di caccia che, anzi, sono in riardo per cui, ordinanza o non ordinanza del Consiglio di Stato, la caccia non sarebbe iniziata in questi giorni». C'è da completare, infatti, il percorso di formazione dei selettori, di assegnazione delle quantità per verificare quanti sono quelli che intendono cacciarli.
SOLO PROPAGANDA.
«La Regione fa il minimo indispensabile», rimarca Marsilio, «prevede l’abbattimento di una quantità di cervi che è inferiore del 5% alla quantità censita in Abruzzo. Ripeto che, dovunque nel mondo esistano cervi, questa specie viene cacciata e, in molti casi, liberamente, senza limitazioni». Il presidente della Regione parla quindi di "scandalismo". «La propaganda e la mistificazione che si stanno facendo in Abruzzo ha, evidentemente, qualche finalità politica più che entrare nel merito della questione. Tutti quelli che hanno competenze faunisti, biologi, veterinari, dirigenti dei parchi e che sono stati auditi nelle commissioni, hanno tutti - nessuno escluso - tranne le associazioni animaliste, e non parlo dei cacciatori che sono la controparte, ma degli esperti, dei tecnici, degli scienziati (ne sono stati ascoltati almeno una dozzina) ci hanno detto: questa è la pratica corretta per gestire le specie selvatiche in un territorio. Di fronte ai pareri tecnici, non c'è nulla da dire». (m.p.)