Marsilio, tre volte grazie per la vittoria

12 Marzo 2024

Deve il bis a Forza Italia, alla performance della sua civica e al flop dei 5 Stelle

Tre volte grazie per la vittoria che in cifre si traduce in una differenza di 42.912 preferenze personali. Grazie a Forza Italia. Grazie alla civica del presidente. E grazie a Giuseppe Conte.
L’Abruzzo è lontano dalla Sardegna, dove la partita si è risolta per un pugno di voti, così come Marco Marsilio è distante da Luciano D’Amico per migliaia di elettori. Ma nulla accade per caso. L’analisi del voto a 48 ore dal verdetto, si basa su tre solide certezze. La prima è che Fratelli d’Italia, pur primeggiando nella classifica dei partiti in Abruzzo, resta lontano dall’obiettivo annunciato per mesi del 30%, e si ferma al 24,11%. Ma in soccorso del presidente rieletto è arrivata Forza Italia con una crescita percentuale di peso che l’ha proiettata al 13,44 per cento a livello regionale, con il risultato pescarese unico in Italia del 17 per cento. Il primo grazie di Marsilio quindi deve andare al partito di Nazario Pagano.
Il secondo è riservato alla lista civica Marsilio Presidente di Terenzio Rucci che, sfiorando il 6 per cento, con punte del 7 in provincia di Pescara, ha dato un altro consistente aiuto al governatore che ha centrato il bis. Ma Forza Italia e la civica, messe insieme, non bastano per spiegare la distanza di 43mila voti. Dove li ha guadagnati Marsilio? Chi glieli ha serviti su un piatto d’argento?
La risposta non è difficile. Il terzo grazie del governatore per forza di cose deve andare al Movimento 5 Stelle che fermandosi a un modestissimo 7,01 per cento ha spalancato al centrodestra le porte dell’Emiciclo. Prego, presidente, si accomodi pure nei banchi della maggioranza, sembra che dica il partito di Conte che solo dopo il verdetto della urne si è reso conto che una elezione regionale non è un test nazionale ma è un confronto locale, spesso localissimo, da combattere sul campo con volti e nomi riconoscibili. Ma quella dei pentastellati era una partita persa in partenza e senza alternative perché i divieti che il Movimento continua a imporsi, primo fra tutti il no al terzo mandato, ha messo fuori dai giochi i pezzi migliori della squadra. I gioielli di famiglia: i candidati che drenano voti sul territorio sottraendoli dalla portata del centrodestra.
Il 7 per cento è un flop ma non è una sorpresa. Chi non se n’è accorto in tempo (leggi Gianluca Castaldi), ne ha preso atto e ieri ha rassegnato le dimissioni nelle mani del leader Conte. Quelle regole vecchie non solo hanno favorito Marsilio, a discapito di D’Amico, ma hanno decretato la sconfitta, già della culla, del primo vero esperimento di campo largo. Fin qui si è parlato di Marsilio e dei suoi tre grazie. Ma sull’altro fronte c’è anche una grande occasione persa. Un abruzzese su due ha disertato le urne. Così è stato nel 2019, e così si è ripetuto domenica. Parliamo di 577.602 non elettori. Delusi, arrabbiati o più semplicemente disimpegnati e ignavi. Il partito più potente d’Abruzzo resta quello del non voto. «È sempre cosi, tra i giovani solo un terzo vota e la metà di chi va a votare ha sopra i 50 anni. È sempre cosi dovunque, non solo in Abruzzo». Parola di esperto.
È il famoso sondaggista Antonio Noto a tracciare l’identikit dei mancati elettori. Quei giovani che hanno tradito soprattutto D’Amico.
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