Martina: «Sussurro ai cavalli e racconto il mio Abruzzo, altro che vita da influencer»

Martina Chiola, 27 anni, imprenditrice agricola inseguendo il sogno da bambina.
Vince il premio nazionale Piccolo Comune Agricolo, protagonista all’Oscar green
NOCCIANO
La restanza come scelta, non come rinuncia. «Altro che influencer, così racconto il mio Abruzzo». A 27 anni l’abruzzese Martina Chiola ha deciso di fare il percorso opposto rispetto a quello raccontato da anni dalle statistiche sullo spopolamento delle aree interne. Mentre tanti giovani partono, lei è rimasta. E da Nocciano, piccolo comune delle colline pescaresi, ha costruito un'impresa che unisce agricoltura, turismo esperienziale, cavalli, fiori e attività educative. Una storia che le è valsa il premio nazionale Piccolo Comune Amico, promosso da Codacons e Coldiretti, arrivato dopo l’Oscar Green Abruzzo conquistato nel 2025. Ma dietro i riconoscimenti c'è soprattutto il percorso di una ragazza che ha trasformato una passione infantile in un progetto di vita.
Quando nasce la storia dell'Oasi delle Criniere?
«Molto prima dell'azienda agricola. Fin da bambina gli animali sono stati il mio mondo».
In che senso?
«Mentre tante bambine giocavano con le bambole, io collezionavo peluche di animali. A tre anni mio fratello mi regalò un grande cavallo di peluche: è stato il regalo più bello del mondo».
E poi sono arrivati quelli veri.
«Sì. Crescendo passavo il tempo nei boschi con il mio cane Beethoven. Mi sentivo libera. La passione per i cavalli invece me l'ha trasmessa mio nonno paterno. Quando è venuto a mancare avevo cinque anni e andare a cavallo è diventato un modo per continuare a sentirlo vicino».
I suoi genitori avevano immaginato un futuro diverso?
«Forse... hanno provato anche a iscrivermi a danza, ma hanno capito presto che il mio posto era tra gli animali. Poi a dieci anni arriva Fiammetta».
Fiammetta?
«(sorride, ndc) La mia prima cavalla. Da quel momento me ne sono occupata completamente da sola. Mi alzavo presto per darle da mangiare prima della scuola e studiavo accanto a lei. È stata una scuola di responsabilità. Non sempre è stato facile. A quattordici anni ho avuto una brutta caduta da cavallo, ma non ho mai pensato di smettere. Appena ne sono stata capace sono tornata in sella».
Quando ha capito che quella passione può diventare un lavoro?
«Dopo gli studi all'Istituto Tecnico Agrario di Alanno. Lì ho trovato una formazione importante e persone che ancora oggi considero una seconda famiglia. Successivamente ho preso il titolo di guida equestre e ho iniziato a costruire passo dopo passo quello che oggi è l'Oasi delle Criniere».
Non arriva da una famiglia di agricoltori?
«No. È stata una scelta tutta mia. Nessuno mi ha indicato questa strada. È nata dall'amore per la natura e dal desiderio di creare qualcosa che mi rappresentasse davvero».
Che ragazza è Martina Chiola?
«Determinata. Mi piace mettermi in gioco e affrontare nuove sfide. Sul lavoro sono molto dinamica, nella vita privata sono una persona sensibile. Amo stare con gli amici, ma ho sempre preferito la campagna alla movida. Il mio ragazzo, Stefano, mi sostiene ogni giorno e questo per me è fondamentale».
Che cosa ha provato quando ha saputo del premio “Piccolo comune amico”?
«Una grandissima emozione. Lo considero il riconoscimento di un percorso fatto di sacrifici, passione e lavoro. Ma soprattutto la conferma che credere nel proprio territorio può fare la differenza».
Che cos'è oggi l'Oasi delle Criniere?
«Un luogo dove natura, agricoltura e persone si incontrano».
Non solo produzione agricola.
«No. Produciamo tulipani, girasoli e fragole, ma abbiamo capito che le persone cercano anche altro. Vogliono vivere emozioni, rallentare, respirare la natura».
Quando lo ha capito?
«Osservando chi arrivava da noi. Non cercavano soltanto un prodotto da acquistare. Cercavano un'esperienza. Così sono nate le passeggiate a cavallo, i picnic, le attività all'aperto. Abbiamo costruito un luogo dove creare ricordi. È questo che oggi fa la differenza».
Che cosa sorprende di più i visitatori?
«I campi fioriti. Vedere migliaia di tulipani o di girasoli lascia tutti senza parole. Ma credo che la cosa che colpisce davvero sia l'atmosfera: una giornata semplice, immersa nella natura, lontano dalla frenesia».
E i cavalli?
«Sono parte della mia famiglia prima ancora che dell'azienda. Le persone percepiscono questo rapporto speciale. Da noi arrivano famiglie con bambini, coppie, gruppi di amici. Negli ultimi anni anche molti turisti stranieri che vogliono conoscere un Abruzzo autentico»
Che cosa cercano?
«Autenticità. Vogliono conoscere chi c'è dietro un'azienda agricola, sentirsi accolti, vivere qualcosa che in città non esiste».
Agricoltura e turismo possono davvero aiutare i piccoli borghi?
«Io penso di sì. L'agricoltura oggi non produce soltanto cibo. Racconta territori, crea lavoro, attira persone. Se qualcuno si innamora di un borgo, poi torna e contribuisce a farlo vivere. Noi non siamo soltanto produttori. Siamo custodi dell'ambiente, del paesaggio e delle tradizioni. Per questo è importante che i giovani tornino all'agricoltura».
Eppure le difficoltà non mancano.
«Assolutamente. Ci sono il meteo, gli investimenti, la burocrazia. Ogni giorno c'è un problema diverso da affrontare».
Qual è l'ostacolo più pesante?
«La burocrazia e l'accesso al credito. Per un giovane imprenditore ottenere fiducia dalle banche non è sempre semplice».
Ha mai pensato di mollare?
«No. Ci sono stati momenti complicati, certo. Ma non ho mai vissuto questo percorso come una scommessa. Era un obiettivo. Quando vedo i bambini meravigliarsi davanti a un campo di tulipani o le famiglie tornare felici, ricordo perché ho iniziato».
Dopo il premio quali sono i prossimi obiettivi?
«Continuare a far crescere l'Oasi delle Criniere e valorizzare sempre di più il territorio».
C'è un progetto a cui tiene particolarmente?
«Le fattorie didattiche. Siamo vicini al riconoscimento e vorrei che diventassero il cuore della nostra attività. Mi piacerebbe insegnare ai bambini il rispetto per la natura, per gli animali e per il cibo. Sto lavorando anche a campus estivi dedicati ai più piccoli».
Perché proprio i bambini?
«Perché educare le nuove generazioni è l'investimento più importante che possiamo fare. Se imparano ad amare la terra da piccoli, sapranno proteggerla da grandi».
Se dovesse convincere qualcuno a visitare Nocciano con una sola frase?
«Gli direi di venire senza aspettative e lasciarsi sorprendere».


