Mascherine a 50 centesimi In Abruzzo non si trovano

8 Maggio 2020

Gizzi (Assofarm): «La fornitura è ferma e le farmacie stanno finendo le scorte» Ma il nuovo accordo tra Arcuri e i distributori dovrebbe sbloccare la situazione

PESCARA. Le mascherine chirurgiche da 50 centesimi sono quasi impossibili da trovare. La distribuzione alle farmacie dei dispositivi di protezione a prezzo calmierato non è ancora partita. L’Assofarm, presieduta dall’aquilano Venanzio Gizzi, lancia l’allarme: «Le scorte stanno finendo. Se le farmacie non vengono rifornite, sarà difficile reggere per la fase 2 dove l’uso delle mascherine è obbligatorio».
Ma si va verso una schiarita. Ieri i distributori farmaceutici hanno accettato le condizioni del commissario straordinario all'emergenza Domenico Arcuri, siglando un nuovo accordo per la consegna alle farmacie delle “mascherine di Stato”, quelle cioè a prezzo calmierato a 61 centesimi (50 centesimi più Iva). Un qualificato fornitore nazionale (ovvero un fornitore intermedio che si pone tra aziende produttrici e farmacie) si occuperà delle distribuzione all’ingrosso di mascherine che i farmacisti pagheranno 40 centesimi, con un guadagno di 10 centesimi alla vendita.
Questo accordo renderà disponibili 5 milioni di mascherine chirurgiche per i prossimi 7 giorni e 10 milioni settimanali, a regime, dalla seconda metà di maggio. «In Abruzzo dovrebbero arrivare lunedì», dice Giancarlo Visini, presidente regionale di Federfarma.
IL CAOS MASCHERINE. Sono frequenti nelle farmacie le lamentele dei cittadini che non riescono a trovare le mascherine a 50 centesimi. Le stesse attività, però, non riescono a reperirle dato che anche i depositi sono sprovvisti. In alcuni casi le farmacie hanno a disposizione mascherine, ma non possono essere vendute a 50 centesimi in quanto acquistate a un costo maggiore, prima che il governo annunciasse il prezzo calmierato.
«Secondo il protocollo firmato il 1° maggio con la Protezione Civile», spiega Gizzi, presidente della federazione che rappresenta le farmacie comunali, «i grossisti acquistano le mascherine a 38 centesimi e le rivendono a 40 alle farmacie che a loro volta le rivendono al pubblico a 50 centesimi più il 22% di Iva, quindi il costo è di 61 centesimi, in attesa che il governo, come ha promesso, tolga l’Iva. Arcuri aveva detto che dal 4 maggio si attivava per fornire i magazzini di mascherine. Il problema è che la fornitura dei dispositivi da parte della Protezione Civile non è ancora partita».
Sembra che i distributori abbiano garantito ad Arcuri una disponibilità di circa 12 milioni di pezzi pronti alla consegna, ma sembra che solo un quarto di quel materiale era buono mentre il resto non aveva la certificazione per la commercializzazione.
LA CARENZA DI DISPOSITIVI. Al momento le mascherine sono ancora disponibili presso alcune farmacie, mentre la maggioranza le ha già vendute in previsione della fase 2 senza ulteriori rifornimenti. «Dopo l'accordo verbale con il commissario del 27 aprile», spiega il presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo, «noi farmacisti abbiamo messo in vendita le mascherine che avevamo in stock e qualcuna avuta dai rifornitori. Poi sono terminate e abbiamo segnalato già da lunedì ad Arcuri la mancanza di mascherine chirurgiche. Se qualcuno dice che la categoria dei farmacisti tiene nascoste le mascherine chirurgiche in stock rifiutandosi di venderle a 50 centesimi più Iva, dice il falso. Le farmacie hanno venduto tutte quelle che avevano». «Dalle farmacie arrivano lamentele», aggiunge Gizzi, «perché i dispositivi sono in esaurimento. Ho scritto ad Arcuri per conoscere gli accordi presi con i distributori. Bisogna partire subito».
I RIMBORSI. Se da un lato continuano le segnalazioni di carenze per le mascherine chirurgiche, dall'altro anche l'operatività dell'accordo che dovrebbe ristorare le farmacie della differenza tra prezzo imposto e costo di acquisto più elevato presenta alcuni nodi. Ma l’Assofarm garantisce: «Saranno rimborsate le mascherine chirurgiche, fino a esaurimento, acquistate dalle farmacie dal 1° aprile e in magazzino fino alle 23.59 del 26 aprile e quelle ordinate dal 20 aprile e introdotte in magazzino fino alle 23.59 del 3 maggio», dice Gizzi. «L'impegno del commissario è di corrispondere il differenziale tra i costi sostenuti fino alle ore 23.59 del 26 aprile e il prezzo di 40 centesimi per unità. Per il rimborso, le farmacie devono certificare quante mascherine avevano in magazzino e poi rivolgersi alle associazioni di categoria che faranno la richiesta. Il rimborso arriverà in 60 giorni».
«FARMACISTI SENZA COLPE». Sul caos mascherine interviene anche Visini, presidente regionale di Federfarma, la federazione dei farmacisti. «I grossisti non hanno le mascherine promesse dalla Protezione Civile a prezzo calmierato», dice Visini. «C’è un problema di distribuzione. In Abruzzo dovrebbero arrivare lunedì. I farmacisti non hanno colpe, anzi vanno solo ringraziati perché dall’inizio dell’emergenza si sono subito attivati per procurarsi i dispositivi necessari».
«Ci hanno promesso consegne delle mascherine a 50 centesimi a partire dalla prossima settimana», conferma il presidente provinciale di Federfarma Pescara, Fabrizio Zenobii. «Speriamo che avvengano in modo costante. Per noi non si tratta di un mercato: è un servizio per la collettività». (g.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA