Mascherine e altri obblighi: nuovo governo verso il no

La politica entra nei temi della prevenzione per fermare l’impennata del virus E il ministro Speranza uscente lascia che a prendere decisioni sia chi verrà dopo
PESCARA. Il miglior alleato del Covid è l’indecisione, soprattutto se questa nasce da un contrasto prettamente politico e non tra scienziati del settore. Ed è infatti l’indecisione sulle nuove restrizioni da adottare, oppure no, che sta caratterizzando questa fase delicata della pandemia segnata da un chiaro aumento graduale, e speriamo non esponenziale, dei casi.
Il centrodestra è fortemente contrario a qualsiasi tipo di restrizione: dal lockdown generalizzato alle chiusure di singole attività; dal ricorso a strumenti come il Green pass all'impiego massiccio della mascherina nei luoghi chiusi. Fino ad arrivare al no secco per ogni tipo di vaccinazione obbligatoria. È la linea scelta durante la campagna elettorale che ha una valenza nazionale e ricadute anche per l’Abruzzo, regione che, secondo previsione dell’associazione degli epidemiologi, sta correndo verso una media di 60 contagiati al mese.
Le parole dei vertici della Lega a ridosso del voto del 25 settembre erano queste: «Pur convinti dell'importanza della vaccinazione diffusa rivolta in particolare alle categorie più fragili, tale trattamento debba essere offerto ai cittadini senza più alcun obbligo, quanto piuttosto garantendo un'ampia campagna di informazione che possa accompagnarli nella scelta più consapevole possibile, promuovendo prima di tutto le cure domiciliari».
Messaggi identici sono arrivati dal fronte Fratelli d’Italia, azionista di maggioranza del centrodestra che esprimerà la nuova premier, Giorgia Meloni: «Nessun obbligo di vaccinazione, ma informazione, promozione e raccomandazione alla vaccinazione, in particolare per fasce d'età a rischio e situazioni di fragilità. Piena libertà di scelta tra i vaccini autorizzati dall'Ema e dall'Aifa e richiami».
E ancora: «Nessuna reintroduzione del Green pass. Libertà vale anche per come intendiamo affrontare l'eventuale ritorno della pandemia: non accetteremo più che l'Italia sia l'esperimento dell'applicazione del modello cinese a un Paese occidentale», ha spiegato polemicamente la leader in chiusura di campagna elettorale mettendo all’indice il modello Speranza, ministro della Salute uscente che, forse non a caso, tre giorni fa si è reso protagonista di un clamoroso dietro fronte diventato un giallo pandemico. Lo stop ai suoi tecnici e alla circolare già concordata con le Regioni con le nuove «indicazioni per la gestione dell'epidemia Sars-CoV-2 nella stagione autunno inverno 2022-2023».
Il documento prevedeva il ritorno delle mascherine, dello smart working e la limitazione agli assembramenti (quindi lo stop ai grandi eventi) in caso di peggioramento della situazione, cosa che sembra stia puntualmente verificandosi. Ma in serata è arrivata la smentita del ministero della Salute: nessuna circolare sarà pubblicata. A frenare sarebbe stato lo stesso ministro uscente, Roberto Speranza, che evidentemente vuole lasciare l'iniziativa, anche sulla gestione del Covid, al prossimo Governo di centrodestra.
Ma la campagna vaccinale contro il Covid dovrà proseguire, puntando molto su quanto accadrà da lunedì prossimo in poi. E il Governo uscente la appoggerà fino al suo ultimo giorno di vita anche per dare un segnale chiaro ai successori di Draghi: quello che la medicina che fermerà il Covid non potrà mai essere la politica. (l.c.)

