Mascherine per pochi ma nessun controllo nei luoghi più affollati

18 Agosto 2020

Movida, aperitivo cenato e shopping come negli altri giorni Rabbia tra i giovani: trattati come se fossimo i nuovi untori

PESCARA. La mascherina all'aperto in luoghi affollati? Non la metto nemmeno se mi obbligano. Ieri sera in città, nel mezzo della movida pescarese che cresceva di ora in ora, tra lo struscio davanti agli stabilimenti balneari del lungomare e l'aperitivo cenato nelle piazzette intorno a via Battisti, quei pochi che la indossavano erano proprio i giovani, i "nuovi untori", quelli sfrattati dalle discoteche alla prima sera di luci spente e cancelli sbarrati, come imposto dalle disposizioni ministeriali. Nessun controllo delle forze dell'ordine, almeno fino alle 22,30. A eccezione di due agenti della polizia municipale intenti a multare, esattamente alle 21,17, due ragazzine in monopattino, nella zona del centro cittadino. Incrociano le braccia «in segno di protesta contro queste mascherine, obbligatorie dalle 18 alle 6, come se il Covid andasse poi a dormire», ironizzano Martina Meccia, Nina Dell'Osa, Daniele Di Matteo e Giorgia Saracina, dal prossimo autunno studenti universitari, stremati dal bavaglio: «Stasera è dura, non si respira, fa caldo e in giro quasi nessuno le porta. Siamo strani noi o gli altri non rispettano le regole? Ora per gli adulti siamo noi giovani i nuovi untori, perché viaggiamo e riportiamo il Covid dall'estero. In discoteca noi non siamo più andati da mesi, non sentiamo il bisogno di ballare tutti ammucchiati, chi lo fa è un incosciente perché mette a rischio la sua vita e quella degli altri». L'unico maschietto del gruppo, Daniele, ex studente al Marconi, è «preoccupato per nonna Marilena, 75 anni. Sto lontano dalle folle e indosso la mascherina soprattutto per proteggere lei quando torno a casa». «Alle 17,30 il virus non c'è?», scherza Mattia Canale, 23 anni, investigatore privato appena sbarcato a Pescara da Sambuceto, in macchina, con gli amici 21enni Michael Di Martile e Omero Valentini, operaio e magazziniere. Stanno per raggiungere un locale della riviera per tifare l'Inter in tv e pasteggiare con birra e pizzetta. «Le mascherine obbligatorie a tempo sono una grande sciocchezza», commentano, «o il virus c'è tutto il giorno tra la folla o non c'è. E poi col caldo sono insopportabili. Le discoteche chiuse? Non ci andiamo mai, al mattino dobbiamo alzarci per lavorare». Arrivano da Brescia, una delle terre del Nord più martoriate dal Covid, i coniugi Federico Romano e Tecla Sbalzer con i figli Giorgia e Andrea. La famiglia è in vacanza a Tortoreto e ieri sera si è concessa una passeggiata sul litorale pescarese: «Le mascherine per noi sono ormai parte dell'abbigliamento. Nessuno di noi esce mai senza, abbiamo vissuto un incubo durante il lockdown, la situazione era peggiore di quanto le tv l'abbiano descritta. Per quanto riguarda le discoteche, il governo avrebbe dovuto tenerle chiuse e risarcire le imprese per i mancati incassi. Solo così si potevano evitare gli assembramenti che sono normali in discoteca». Sui locali chiusi sono d'accordo anche Elisa Romani, Elisa Pellacani di Bologna e Antonio Pellegrini, pescarese, a passeggio sulla riviera di piazza Paolucci: «Le discoteche sono per natura un luogo affollato, non dovevano riaprirle ed è giusto risarcirle. Le mascherine? Scrivetelo che noi le indossiamo sempre, non solo ora con gli obblighi governativi».