Masci: il caso Pescara al governo, ma dico no a chi scatena disordini

30 Ottobre 2020

Il sindaco annuncia un consiglio straordinario per raccogliere le istanze dei commercianti 

PESCARA. Un Consiglio comunale straordinario nel quale le proposte avanzate dalle associazioni di categoria, Confartigianato, Confesercenti, Cna e Confcommercio, su stimolo del consorzio Pescara Viva, vengano trasformate in un ordine del giorno da portare all'attenzione di Regione, Anci e Governo. È questo il passo successivo alla manifestazione che si è svolta mercoledì pomeriggio, nel cuore di Pescara, in piazza Salotto, sul quale sta lavorando il sindaco Carlo Masci.
All'indomani dell'iniziativa che in una prima fase si è svolta secondo le regole, in un'atmosfera pacata, salvo poi improvvisamente degenerare in un corteo non autorizzato, diretto verso la Prefettura, di un centinaio di fomentati, muniti di fumogeni, le istanze si spostano dalla piazza negli ambienti istituzionali, su impulso del primo cittadino. Una delle micce dei disordini che si sono scatenati nella serata di mercoledì è stato proprio l'arrivo, a manifestazione conclusa, del sindaco Masci, costretto da pesanti insulti a lasciare subito la piazza.
Sindaco, come commenta la reazione al suo arrivo di alcuni partecipanti alla manifestazione?
«Ritengo che occorra distinguere le due situazioni. La prima è quella della manifestazione organizzata dalle associazioni di categoria che, prima dell'iniziativa, ho incontrato in Comune. Insieme abbiamo costruito un percorso che partisse dalla piazza, per acquisire le proposte che emergevano da una protesta legittima nei confronti del Dpcm per il quale, tra l'altro mi sono già espresso negativamente, in quanto crea molta confusione. In questo decreto ci sono tante decisioni contraddittorie, a cominciare dalle chiusure a macchia di leopardo, per proseguire con una mancata chiara presa di posizione per ciò che riguarda il trasporto pubblico, mentre invece si concentra su situazioni che erano controllate proprio perché c'erano dei protocolli specifici. Penso a palestre, attività sportive e ristoranti».
Quale sarà, quindi, il prossimo passo?
«Se la protesta rimane protesta, non serve a nulla. Perché si possa sperare in un intervento del Governo, deve essere veicolata attraverso una proposta istituzionale. Per questo motivo, questa mattina (ieri per chi legge, ndc), alla conferenza dei capigruppo, ho fatto richiesta al presidente del Consiglio Marcello Antonelli, della convocazione di una seduta straordinaria, che probabilmente si terrà la prossima settimana. In quella occasione si discuteranno le istanze avanzate dalle associazioni, che comporranno un ordine del giorno. Una volta votato, verrà portato di fronte all'Anci, al Governo, alla Regione, con la forza del Consiglio comunale più importante d'Abruzzo».
Tornando ai fatti di mercoledì, come mai ha scelto di arrivare a manifestazione conclusa?
«Nel percorso condiviso, insieme alle associazioni abbiamo ritenuto fosse meglio evitare la mia presenza sul palco. L'amministrazione era adeguatamente rappresentata dall'assessore alle Attività produttive, Alfredo Cremonese, oltre che dai tanti consiglieri di maggioranza. Questo, per dare un segnale di vicinanza alla città, ma anche per raccogliere le istanze della piazza e poi trasferirle al Consiglio comunale».
A margine della manifestazione, si sono scatenati dei disordini e lei è stato al centro di contestazione.
«In quella piazza, purtroppo, non c'erano solo commercianti e cittadini esasperati da una situazione pesantissima. A latere della manifestazione, c'era una frangia di persone che non ha apprezzato la compostezza dell'iniziativa. Qualcuno che pensava si dovesse creare necessariamente un caso e aveva intenzione di scatenare caos e disordini. La mia presenza è stata motivo per creare un cortocircuito con le istituzioni. Non penso che una persona civile che partecipa a una manifestazione pacifica, lo faccia portando con sé i fumogeni. Comprendo che la mia presenza, in quanto istituzione, possa essere oggetto di attacchi, ma ricordo che le disposizioni legate al Dpcm non dipendono dal sindaco e che io stesso ho criticato queste limitazioni».
Molti commercianti, seppure riconoscono la sua presa di distanza dal Dpcm, le muovono l'accusa di aver limitato il loro lavoro, prima ancora, attraverso le ordinanze legate agli orari nelle diverse zone della città. Che risponde?
«Dire che permettere di stare aperti fino alle 2 nell'orario estivo è un atto contrario alle attività della città, mi sembra esagerato. I provvedimenti sono sempre stati concordati con le associazioni, trovando il necessario equilibrio tra chi lavora e i residenti. D'altra parte i provvedimenti con cui sono stati ampliati gli spazi a disposizione degli esercenti per la collocazione dei tavolini, hanno favorito abbondantemente le attività e dato un segnale chiaro della posizione di questa amministrazione».
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