Masci: piazza Salotto? Deve tornare a essere un gioiello

30 Maggio 2019

In piazza della Rinascita zampilli d’acqua e verde: è il sogno del primo cittadino Dalle magnolie al calice di Toyo Ito, tutti i cambiamenti nel centro della città  

PESCARA. Zampilli d’acqua e spruzzate di verde mancano in piazza della Rinascita, divenuta celebre per il suo grigiore di cemento.
Il nuovo sindaco, Carlo Masci, rivela al Centro di voler porre rimedio a questa tristezza e immagina un nuovo look per il salotto buono della città.
Nelle intenzioni del neo primo cittadino, c’è il desiderio di voler «cambiare» il volto di questa «distesa grigia» per trasformarla «in uno spazio fruibile e perfettamente integrato nel tessuto sociale» affinché tutti i cittadini possano godere dei benefici di uno «spazio bello con verde e acqua». E ha aggiunto che gli «piacerebbe avere un confronto» con chi la piazza l’ha creata e trasformata nel tempo.
In principio fu l’architetto veneto Luigi Piccinato (1899-1983), creatore anche dello stadio Cornacchia, a ideare il suo modello di piazza della Rinascita «nel dopoguerra, sulla base del piano regolatore del 1956», rivela l’urbanista pescarese Tommaso Di Biase, «un lungo asse carrabile che dalla stazione arrivava fino al mare aperto alla circolazione del traffico». E così fu, per lungo tempo. Poi, a spaccare la piazza a metà, e questa non sembra essere stata un’idea di Piccinato che «la piazza la voleva unificata», precisa Di Biase, arrivò uno spartitraffico di magnolie. Amatissime dai pescaresi. Indimenticate. Finché un giorno dell’estate 2005, le magnolie vennero estirpate e ripiantate altrove, anche al parco Florida. Una decisione mai andata giù ai pescaresi, che avrebbero voluto continuare a passeggiare tra gli sprazzi di verde in una piazza brulla. Ma tant’è.
Per volontà dell’amministrazione di Luciano D’Alfonso (2003-2008), la «facoltà di Architettura dell’università D’Annunzio, all’epoca diretta da Alberto Clementi», riprende Di Biase, al tempo assessore all’Urbanistica della giunta D’Alfonso, «riscrive l’attuale piazza. Il progetto prevedeva che la piazza fosse realizzata con la pietra bianca della riviera adriatica. Ma la direzione dei lavori, inspiegabilmente, ripiegò sulla pietra grigia che vediamo ancora oggi». Improvvisamente, al posto di una siepe verdeggiante, arrivò un bicchiere di vino nel bel mezzo della piazza. E i pescaresi, che già avevano dovuto abituarsi all’Elefante di Vicentino Michetti, rimasero di stucco. Lo Huge wine glass, dell’archistar giapponese Toyo Ito sponsorizzato in pompa magna dalla giunta D’Alfonso, finì in frantumi il 16 febbraio del 2009, a 64 giorni dall’inaugurazione al centro di piazza Salotto.
Un flop che generò un contenzioso legale milionario e lo sradicamento dell’opera costata ai cittadini un occhio della testa, migliaia di euro.
Dopo il calice, e scampato il calice bis, ci provò l’ex sindaco Luigi Albore Mascia a immaginare una piazza Salotto e un corso Umberto con tante fontane zampillanti e sculture sparse qua e là. Progetti rimasti, fino ad oggi, solo schizzi sulla carta.