Massacrata di botte a 21 anni

Dopo nove mesi d’inferno Maria ha denunciato il fidanzato: «Ora tocca alla giustizia»
PESCARA. «Ho visto la follia nei suoi occhi, non era più lui. Mentre guidava la macchina di mia madre mi ha massacrato di botte. Con il telefonino mi ha aperto la testa, con una sberla mi ha spaccato la bocca. Sangue dappertutto, chiedevo aiuto ai passanti ma niente, lui continuava a guidare. È stato un film horror». Un film che Maria (nome di fantasia) a 21 anni può ancora raccontare, perché a metà febbraio il fidanzato che fino a un attimo prima le urlava «ti sto uccidendo» a un certo punto, quando lei gli ha detto “guarda amore mi hai aperto la testa” ha avuto la lucidità di fermarsi e di portarla in ospedale. E anche di chiederle, però, di raccontare che erano stati gli zingari ad aggredirla. Lei ha fatto come voleva lui.
E poi l’ha denunciato.
Anche se oggi ha paura di incontrarlo, e spera «che la giustizia faccia la sua parte» perché intanto l’ex fidanzato, pescarese in cerca di lavoro, se ne va in giro libero, Maria dice anche: «Nei suoi confronti provo più pena che rancore, è molto debole, gli volevo stare accanto ma in nove mesi ha rovinato tutto. E sono felice che sia successa una cosa così grave, e soprattutto che la posso ancora raccontare. Perché solo così sono riuscita ad aprire gli occhi e a dire basta».
Sa bene, Maria, di essere una miracolata, e sa anche, come racconta, che di ragazze della sua età, che prendono botte dai fidanzati quotidianamente, ce ne sono eccome. «Ma non basta dirgli denuncia, o parlargli, o fargli vedere video e storie simili. È successo così anche a me. Quando sei dentro quella storia non ti rendi conto di niente, non hai paura di morire. Ho litigato con mio padre per lui, perché papà mi voleva allontanare da casa pur di non farmelo vedere e sono arrivata a dire a mio padre che preferivo stare con il mio fidanzato piuttosto che con lui. Cose brutte, ma è così che diventi. Fino a quando avevo lui a fianco ero sicura che non mi poteva succedere niente, che mi avrebbe protetto da qualsiasi cosa. Ma non da lui. Io ero cosa sua. Infatti l’ultima volta mi ha colpito in faccia per sfregiarmi».
Famiglia normale, un diploma e un lavoro nell’attività del padre e, soprattutto, 21 anni, la vita davanti. Ma se la storia di Maria dà i brividi è proprio per la sua giovane età, riprova che la violenza sulle donne comincia presto. E prima comincia e più è più rischiosa, perché più facilmente si rischia di abituarsi.
«Ho preso sberle, spintoni, insulti, ma restavo sempre là. Qualsiasi cosa mi facesse io restavo. Mi arrabbiavo, ma rimanevo, e a quel punto è diventato normale per lui usare le mani. Più facile che parlare, anche perché non ne era capace. Ma all’inizio non era così, anzi. Mi lavava i capelli, mi limava le unghie, mi faceva le sopracciglia, ero sua, 24 ore su 24 sempre insieme. Mi aveva fatto lasciare le mie amiche perchè non gli andavano bene. Stavamo solo con i suoi amici, persone tranquille. Poi dopo tre mesi il primo schiaffo. Mi ha fatto male, non me l’aspettavo. Ma arrivi a pensare che se è arrivato al punto di alzare le mani è perché ci tiene davvero tanto a te, alla sua ragazza». Poi però gli episodi sono diventati sempre più frequenti. «Schiaffi, spintoni, mi tirava i capelli, umiliazioni. Per gelosia, ma anche nervosismo per questioni sue. Si sfogava con me, bastava una sciocchezza ed erano sberle. Ma anche io ho iniziato a fare come lui, ad essere gelosa, cattiva. Ho smesso di essere me stessa e a poco a poco il rapporto è diventato solo rancore, gelosia, diffidenza. Pensava che gli mentissi per ogni cosa».
Maria si confida con l’amica, che le dice di lasciarlo, ma niente. Anche quando inizia ad aprirsi con la madre lo fa sempre minimizzando, sempre giustificando il fidanzato: è stata colpa mia, ho sbagliato io. «È così, ti dai la colpa», racconta adesso, «pensi che se è diventato così geloso e cattivo è per colpa tua, ci stai male, e gli chiedi scusa. Così passa tutto».
Anche lui chiede scusa. Succede quando tira la corda, e Maria sbotta, si arrabbia, e dopo l’ennesimo schiaffo s’illude di allontanarsi. «Mi pregava di perdonarlo piangeva, e ricominciava tutto. Io sapevo che aveva dei problemi, che era fragile, insicuro, capivo che aveva paura di perdermi. Ma era diventato ingestibile. Anche l’ultima volta, mi ha massacrato perché si è messo a ripensare a un episodio di molti mesi prima, che avevamo già affrontato e risolto, e non ha capito più niente. Dovevamo andare a pranzo insieme e sono finita all’ospedale. Quando sono arrivata non capivo niente, per quante botte ci avevo preso in testa. Ma lui a quel punto dentro al pronto soccorso cercava di ridere di scherzare, mi baciava, mi ha portato il thè. Io ho aspettato solo che se ne andase, quando è arrivata mia madre che l’ha cacciato. E poi l’ho denunciato».
Lui dopo quel giorno ha continuato a chiamarla per giorni, racconta Maria, fino a qualche giorno fa quando si è ripresentato al bar sotto casa sua dell’ex fidanzata per farsi vedere, per aspettarla. Ma Maria non è andata. «Mi ha minacciato di uccidermi, dopo un’affermazione del genere e dopo quello che mi ha fatto, può farmi qualsiasi cosa. Certo che da sola non esco, ma sono abbastanza testarda e se voglio andare vado. E rischio. Ma la paura ci sta perché ho capito che non conoscevo quello che poteva arrivare a fare nei miei confrotni. Per questo la paura c’è. Ma mi sono liberata, mi sto riprendendo la mia vita, mi sento veramente libera. Non ho intenzione di frequentare altri ragazzi, voglio solo pensare a me stessa. Ma la giustizia adesso deve fare la sua parte».
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