Massaggi a luci rosse Tra gli indagati c’è un’altra donna

9 Marzo 2017

Si chiude con il coinvolgimento di una 39enne pescarese l’inchiesta per favoreggiamento della prostituzione

MONTESILVANO. Si chiude con il coinvolgimento di una terza persona l'inchiesta riguardante la casa di appuntamenti camuffata da centro massaggi tantrici, scoperta dai carabinieri a Montesilvano. Si tratta di una 39enne, nata a Pescara, finita nel registro degli indagati insieme a Marianna Delli Quadri e Sacha Castagnelli, originari di Agnone ed entrambi finiti agli arresti domiciliari il 24 febbraio scorso.

Pesanti le accuse formulate a carico dei tre dalla procura di Pescara: associazione per delinquere, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Le indagini sull'attività del centro massaggi, denominato Hanima, sono partite tra ottobre e novembre dell'anno scorso, quando alcuni cittadini hanno segnalato movimenti strani nel villino di via Vestina. I servizi investigativi realizzati con osservazioni, intercettazioni telefoniche e le testimonianze dei clienti - di qualsiasi età e professione - hanno consentito di scoprire che, dietro la rispettabile facciata di un centro massaggi, si nascondeva in realtà una vera e propria attività a luci rosse. Un business piuttosto proficuo, anche perché Hanima non era censita né alla Camera di commercio né al Comune e tutto avveniva rigorosamente in nero. Ad animare l'attività erano cinque donne italiane, di età compresa tra 20 e 45 anni, che si facevano trovare completamente nude. Il cliente poteva scegliere di essere masturbato da due donne per volta e la prestazione poteva includere anche la possibilità di infilarsi sotto la doccia con l'operatrice scelta per i massaggi hot. Le prestazioni duravano circa 60 minuti a un prezzo compreso tra 80 e 150 euro, di cui il 30 per cento andava a finire nelle tasche delle donne. La scelta del tipo di massaggio avveniva telefonicamente, durante la fase della prenotazione. Nello specifico, i tre sono accusati dal pm titolare dell'inchiesta, Gennaro Varone, di «tenere una casa di prostituzione, offrendo, sistematicamente, prestazioni sessuali ai clienti, sapientemente indotti ad avvalersene con pubblicità e adescamenti allusivi, chiaramente indicativi del prodotto offerto (masturbazioni del cliente da parte dell'operatrice, di volta in volta incaricata, ovvero masturbazioni reciproche), in tal modo agevolando, favorendo e sfruttando (poiché l'incasso era acquisito da loro tre), ripetutamente il meretricio delle operatrici dipendenti (a cui era destinata quota parte dell'incasso)». In particolare, sempre secondo l'accusa, Marianna Delli Quadri e la 39enne indagata a piede libero «rispondendo alle telefonate dei clienti, fornivano le informazioni allusive, ricevevano i clienti e riscuotevano i compensi (mai fatturati)». Sacha Castagnelli, secondo il pm, «dirigeva l'operato delle sue collaboratrici, dando disposizioni sulla suddivisione dei profitti». Per l'uomo, che è anche accusato di aver svolto «analoga attività a Rimini», nei giorni scorsi, si sono spalancate le porte del carcere: avrebbe contattato telefonicamente le operatrici che lavoravano nella casa a luci rosse per cercare di alleggerire le accuse nei suoi confronti.

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