Mastrangelo (Pd): «La politica è tra la gente, non chiusa dentro le sedi»

3 Agosto 2026

L’intervista al neosegretario Dem, 30 anni: «Dobbiamo riaprire le sezioni in città». E poi il rilancio: «Basta parlare degli errori della destra, pensiamo ai nostri obiettivi»

PESCARA. Riaprire le sezioni, riportare il partito nei quartieri e ricostruire un rapporto con iscritti e cittadini. È così che si presenta il neosegretario del Partito Democratico Claudio Mastrangelo, 30 anni. Tredici anni di militanza alle spalle, dalle piazze con il movimento giovanile fino alla guida del partito cittadino: per Mastrangelo la rotta è già delineata. Tra i temi al centro del suo programma ci sono lavoro, sanità, Nuova Pescara, edilizia pubblica e innovazione.

Mastrangelo, lei si è presentato con uno slogan ambizioso: “Tutti, tutti, tutti”. In un momento storico in cui i partiti fanno fatica ad avvicinare cittadini e militanti, perché questa scelta?

«Lo slogan richiama la storica esortazione apostolica di Papa Francesco, quando dice che nella Chiesa c’è spazio per tutti. Trasportandolo nella realtà del Pd, penso che oggi la politica respinga molte persone che invece avrebbero qualcosa da dare. Dopo la fine del finanziamento pubblico i partiti hanno meno strutture e meno risorse rispetto al passato, ma fare politica richiede sempre molto tempo. Così rischiano di partecipare solo coloro che hanno già un privilegio economico o personale. Ma la politica dovrebbe essere aperta anche a chi può dedicare solo 20 minuti al giorno: una mamma single, un universitario, una lavoratrice precaria. Se quei 20 minuti sono pieni di idee e vengono valorizzati dentro una comunità politica, possono fare la differenza».

Secondo lei il Pd pescarese ha bisogno di un rilancio o di una rifondazione?

«Rifondarlo, soprattutto dal punto di vista organizzativo. Il Pd oggi ha poche sedi operative. La sede regionale è un appartamento e non rappresenta un vero punto di riferimento pubblico. Ci sono alcune sezioni con una sede, come la di “Di Vittorio” di Portanuova o il circolo tematico “Grande Pescara”, mentre a settembre dovrebbe riaprire quella dei Colli. Sono invece senza un luogo realtà storiche come Castellammare, Pescara Sud e la storica sezione Grimau, che ha avuto un ruolo importante nella storia politica cittadina. Le sedi sono fondamentali perché senza luoghi fisici è difficile fare politica territoriale. Ma soprattutto dobbiamo tornare a parlare con le persone: le grandi battaglie nazionali devono avere un volto locale. Parliamo di salario minimo e qualità del lavoro: a Pescara ci sono realtà con centinaia di giovani impiegati spesso con contratti precari. Siamo andati a parlare con loro? Parliamo di sanità pubblica: abbiamo parlato con quei medici specializzati dopo undici anni di formazione che lavorano con contratti di pochi mesi negli ospedali? Dobbiamo ricominciare da lì».

Quali errori il Pd di Pescara non può permettersi di ripetere?

«Parlare troppo degli errori della destra e troppo poco dei nostri obiettivi. Ma poi soprattutto non scegliere più il candidato sindaco in una stanza in quattro e farlo sapere alla base con una conferenza stampa. È successo due volte con due persone che stimo moltissimo, Marinella Sclocco e Carlo Costantini. Non credo che abbiamo perso per colpa loro e anzi li ringrazio, ma se il percorso parte male, anche una candidatura giusta diventa meno efficace. In politica spesso il metodo è merito. Il partito deve tornare ad ascoltare la propria base, perché il popolo di un partito a volte conosce la strada meglio dei dirigenti».

Tra le proposte della sua mozione c’è un progetto ambizioso per il fiume Pescara. Perché lo consideri strategico?

«Una città non vive solo di problemi quotidiani: ha bisogno anche di tornare a sognare. Pescara ha dimenticato il suo elemento più importante: il fiume, che ne ha segnato storia e identità. Il porto e il fiume hanno fatto crescere la città, ma quella funzione si è persa nel tempo. Come Parigi con la Senna, Pescara deve immaginare una nuova stagione di sviluppo. Serve un parco fluviale vissuto dai cittadini, non interventi isolati».

Ha parlato anche di innovazione e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Cosa intende?

«L’Ia deve essere usata per migliorare la vita delle persone e aumentare la sicurezza. Tecnologie come il “gemello digitale” possono aiutare a individuare rischi e intervenire prima. Esperienze già avviate dimostrano il potenziale di questi strumenti per le città. Serve però una classe amministrativa capace di cogliere le opportunità offerte dai fondi europei. L’IA non deve essere solo uno strumento di profitto, ma di crescita collettiva. Deve contribuire a creare una società più sicura e con più opportunità».

Gli asili nido gratuiti e gli spazi pubblici per studio e coworking sono quindi priorità sociali?

«Sì. Sugli asili nido i nostri consiglieri comunali hanno fatto una battaglia importante e dobbiamo continuare. Credo anche che questa debba diventare una proposta nazionale: se portassimo la tassazione sulle successioni al livello tedesco, limitandola solo ai patrimoni sopra i 5 milioni di euro, avremmo circa 4 miliardi di gettito in più con cui finanziare asili nido gratuiti per tutti. Dobbiamo permettere alle persone di non dover scegliere tra lavoro e figli».

Qual è il ruolo del Pd nel percorso della Nuova Pescara con Spoltore e Montesilvano?

«Il ruolo del Pd deve essere quello di far parlare le comunità. Il Pd è il più grande partito di comunità in Italia, con più iscritti e più sedi. Se torniamo a coinvolgere le persone delle tre città, la fusione potrà migliorare la loro vita. Non deve essere un’annessione, ma la nascita di una città policentrica».

Sul possibile rinvio della fusione?

«Se il rinvio serve a risolvere i problemi, sia. Se invece serve solo a rimandare una decisione, saremo contrari e chiederemo di rispettare la volontà espressa dai cittadini».

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