Matrimoni annullati in 45 giorni

10 Settembre 2015

Il presidente del tribunale ecclesiastico spiega la riforma del Papa: così la Chiesa riabbraccia i fedeli

PESCARA. Tempi decisamente più brevi, spese ridotte e un grande potere nelle mani dei vescovi, o dei delegati dei vescovi. Sono questi gli effetti principali della riforma del processo matrimoniale canonico, voluta da Papa Francesco, che entrerà in vigore l’8 dicembre. Ne parla Antonio De Grandiis, presidente facente funzioni del Tribunale ecclesiastico regionale, la cui competenza si estende su Abruzzo e Molise e che si è attestato da un po’ su una media di cento sentenze l’anno. Sarà più facile e veloce annullare i matrimoni.

«La riforma», spiega, «comporterà come prima conseguenza la celerità dei processi», che al momento durano fino a cinque anni, un tempo lunghissimo per chi è in attesa di un pronunciamento. Ci si attesterà all’incirca sui due anni e mezzo e, in caso di processo breve, ci sarà la possibilità di chiudere tutto in 45 giorni al massimo». Andando con ordine, dice De Grandis, «la novità principale consiste nel fatto che viene prevista una sola sentenza in favore della nullità esecutiva. Finora, dopo la sentenza, c’era bisogno della ratifica di un altro tribunale (per Abruzzo e Molise è quello di Benevento), mentre con la riforma la sentenza diventa esecutiva immediatamente. Non esiste più il rischio, quindi, che la causa riparta da zero e che si riformi la sentenza. Il primo grado sarà già definitivo, ferma restando la possibilità di andare in secondo grado per appellare la sentenza. In questo modo», commenta, «i ricorrenti sono agevolati, non devono attendere anni per la ratifica e i tempi si dimezzano, passando da 5 anni circa a due e mezzo». Sul fronte delle spese è stato introdotto il principio della gratuità del processo ma per capire bene chi potrà beneficiare di questa agevolazione «si aspetta il regolamento attuativo, per definire se il principio vale per tutti o solo per chi non ha la possibilità di pagare». Le spese giudiziarie ammontano a 500 euro per la parte attrice e a 260 euro per la parte convenuta, oltre alle spesi legali.

Un aspetto fondamentale del nuovo sistema riguarda le modalità processuali, che sono due. «Nel momento in cui si presenta l’istanza per la nullità del matrimonio il vescovo (che è quello della diocesi dove è stato celebrato), o un suo delegato, vaglierà l’istanza e deciderà se indirizzarla al giudizio documentale ordinario – che è quello attuale – o se, invece, ci sono i presupposti del processo breve. In questo caso, la decisione viene assunta priorio dal vescovo, o dal vicario giudiziale delegato, ma gli elementi di prova devono essere evidenti, a sostegno della nullità, e nel termine di 30 giorni si arriverà alla decisione».

Alla luce di queste novità, De Grandiis spera in «un aumento del numero delle cause. Prima i fedeli erano scoraggiati dai tempi lunghi e dalle spese da affrontare per avere giustizia. Ora, invece, si riuscirà ad accertare tutto più rapidamente. Per noi la riforma è estremamente positiva, perché consente di rispondere meglio alle esigenze morali e religiose dei fedeli. Il processo avrà una dimensione più pastorale, locale, non più fredda, giudiziaria e astratta».

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