Maurizio salva 3 persone: donati gli organi

Morto a 42 anni: espiantati fegato, reni e cornee. Folla alla camera ardente. Stamane i funerali nella chiesa di Sant’Antonio
PESCARA. Almeno tre persone continueranno a combattere grazie al coach Maurizio D’Aloia, 42 anni, contitolare della palestra Fight Clubbling Gym di via Marchetti, deceduto martedì scorso nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santo Spirito di Pescara a seguito di un’emorragia cerebrale.
La famiglia dell’atleta ha infatti dato l’autorizzazione all’espianto dei suoi organi, e la scorsa notte un’équipe specializzata in espianti ha estratto il fegato (destinato a un paziente nel Lazio), reni e cornee (portate all’ospedale dell’Aquila). Ieri mattina, la salma di D’Aloia è stata ricomposta nella camera mortuaria dell’ospedale, e da mezzogiorno è stato un afflusso continuo di parenti, amici, frequentatori della palestra e semplici conoscenti.
A ricevere il fiume di gente (centinaia le persone che hanno apposto la loro firma sul libro delle visite messo all’ingresso della camera mortuaria, ma tante altre non hanno firmato) è stata la moglie Paola D’Intino, che insieme a Maurizio e ad Andrea Sagi avevano aperto la palestra in zona pineta, frequentata da molti giovani, adulti e bambini appassionati di boxe, arti marziali, pesistica e fitness. Oltre alla moglie Paola, il giovane coach lascia un figlioletto in tenera età, la «piccola peste» come lo definiva Maurizio D’Aloia nei momenti dolcissimi in cui si dedicava completamente a lui.
Un dramma, la morte di Maurizio, che ha lasciato attonita un’intera città e che ha avuto inizio il 25 gennaio scorso, quando D’Aloia si è sentito male mentre si trovava nella sua palestra. A soccorrerlo la moglie Paola, che con lui è andato al pronto soccorso dell’ospedale. Dopo i primi accertamenti, l’atleta è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione. La speranza di familiari e medici era riposta soprattutto alla forte tempra dell’uomo, anche se l’emorragia cerebrale è sembrata molto estesa. Nei giorni seguenti, però, le condizioni sono sembrate migliorare e anche le speranze di familiari e amici sono aumentate. Martedì tutto è precipitato e i medici hanno dichiarato la morte cerebrale.
Sono stati proprio i medici della Rianimazione, insieme alla direzione sanitaria, a dare la terribile comunicazione alla moglie. A Paola D’Intino e ai familiari è stato anche chiesto se avessero preso in considerazione di donare gli organi di Maurizio a persone in pericolo di vita o in stato di urgente necessità. Da parte della moglie non ci sono stati tentennamenti: Maurizio continuerà a vivere non solo nel cuore e nella memoria, ma anche nei corpi di persone bisognose. Alle 21, con la fine del periodo di osservazione, è partito il via libera all’espianto. Dalla rianimazione Maurizio è stato portato in sala operatoria e così il suo fegato, i suoi reni e le sue cornee sono stati presi in carico dalla speciale équipe e spediti negli ospedali di Roma e L’Aquila. «Dormi amore, che qui ci penso io...», il commovente messaggio lasciato dalla moglie sulla sua pagina Facebook. La camera ardente per gli ultimi saluti sarà riaperta questa mattina dalle ore 8 alle 10, mentre i funerali si terranno alle 11 nella chiesa di Sant’Antonio, in viale Sabucchi.

