Maxi evasione da 2,6 milioni Azienda alimentare nei guai

7 Dicembre 2018

Cinque persone segnalate dalla Finanza per reati fiscali: tra loro anche un commercialista esterno Condotta «spregiudicata» anche in fase di controlli: spariti i documenti dagli armadietti sigillati 

PESCARA. Un accertamento di routine della Guardia di finanza si è trasformato in una stangata milionaria per un’azienda alimentare della provincia di Pescara che si è resa responsabile di un’evasione consistente e ha anche cercato di ostacolare l’intervento delle Fiamme gialle. Diverse persone sono state segnalate alla procura della Repubblica per i reati commessi, non solo dal punto di vista fiscale ma anche per i sigilli rimossi. E l’esito della verifica è stato inviato sia all’Agenzia delle entrate, affinché l’azienda saldi il suo debito, sia alla Procura, che deciderà il da farsi.
L’operazione, coordinata dal maggiore Marco Toppetti, comandante della compagnia di Pescara, era finalizzata ad accertare che tutto fosse in ordine nei conti dell’azienda dove i finanzieri sono arrivati a maggio per una verifica fiscale. Un’operazione ordinaria per le Fiamme gialle che, una volta emerse le prime irregolarità, hanno messo in campo degli esperti verificatori. E sono stati loro a scoprire che in questa azienda della provincia, di cui non viene reso noto il nome, sono stati sottratti a tassazione 6.925.320 euro e con un importo di Iva evasa pari a 2.667.590 euro. Una “mancanza” costata cara a cinque persone e cioè due amministratori ufficiali, due di fatto e un commercialista esterno all’azienda che è risultato coinvolto in artifici contabili. Sono stati tutti denunciati per reati fiscali.
Il primo passaggio, dopo l’arrivo in azienda della Finanza, è stato quello di mettere da parte tutti i documenti da esaminare, con tanto di sigilli apposti su un armando dell’azienda stessa. Ma, una volta aperto quel mobile per studiare le carte, gli investigatori hanno scoperto che mancava del materiale. Subito dopo si è capito che l’armadio era stato smontato, rimuovendo i pannelli posteriori, proprio per sottrarre la documentazione acquisita dai finanzieri. Una condotta “spregiudicata”, dicono gli investigatori, che hanno denunciato il rappresentante legale dell’azienda per violazione della pubblica custodia di cose. E lo stratagemma si è rivelato anche “inutile” perché la Finanza è comunque riuscita a ricostruire i conti dell’azienda, che ha un volume di affari piuttosto alto e ha messo in atto “vari e articolati sistemi di frode”. Sono state presentate, ad esempio, dichiarazioni fraudolente usando fatture per operazioni inesistenti e emettendo fatture false. Inoltre contabilità e bilanci sono stati alterati con i finanziamenti soci, cioè con somme messe a disposizione dell’azienda dai soci. Un po’ per volta il quadro è emerso nella sua interezza, anche se è stato necessario uno studio approfondito.
Tra l’altro, operazioni illecite come quelle dell’azienda alimentare potrebbero consentire anche di ridurre il prezzo finale dei prodotti, con effetti sulla concorrenza, aumentando i guadagni. (f.bu.)