Maxi evasione fiscale, in 6 sotto accusa

Nel mirino i vertici di due ditte di carni di Città Sant’Angelo e Loreto e un commercialista: milioni di euro nascosti al Fisco
PESCARA. Rischiano di finire sotto processo in sei per una serie di presunte evasioni fiscali da milioni di euro che sarebbero state compiute attraverso la gestione di due società: Angolana srl di Loreto Aprutino, che si occupa del commercio all’ingrosso di animali vivi e di carne fresca, congelata e surgelata, e Angolana Carni srl di Città Sant’Angelo.
L’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Andrea Papalia nel 2018, attraverso una intensa attività degli uomini della guardia di finanza, avrebbe portato alla luce una serie di presunte irregolarità che sarebbero state commesse nel rapporto tra le due società. A rischiare il rinvio a giudizio, chiesto dal pm, sono cinque amministratori o soci di fatto delle rispettive aziende finite nel mirino della magistratura e un commercialista. Il professionista è Luigi Sabatini, coindagato con Melissa Di Pentima, Bianca Di Giambattista, Mario Lepri, Mariangela Cilli e Francesco Strollo, dichiarato irreperibile, che avrebbero avuto un ruolo gestionale o di fatto, a vario titolo, nelle due società. Le annualità su cui si è incentrata l’attenzione della finanza e quindi della magistratura vanno dal 2015 al 2018 e soltanto in un caso, che riguarda però soltanto l’operato di Lepri e Cilli, si contesta il reato di impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita. Il primo, quale amministratore di Angolana srl, e la seconda di Angolana Carni srl, «per avere, in concorso tra loro, avendo Lepri commesso i delitti di omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini Iva e imposte sui redditi (si parla delle annualità 2012 e 2013, ndc) ed indirette per un ammontare complessivo di 4 milioni e 900 mila euro, trasferito e impiegato nell’attività economica imprenditoriale della società Angolana srl, gran parte delle somme di denaro provento dei suddetti delitti tributari e comunque, almeno somme complessivamente ammontanti a un milione e mezzo di euro, facendole reiteratamente transitare su conto a loro cointestato, movimentandole e contabilizzandole come finanziamento soci, in modo tale da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa». Accuse piuttosto pesanti che, nel febbraio scorso, portarono il pm Papalia a chiedere ed ottenere un sequestro di beni, sia personale, sia riferito alle due società. Il ricorso presentato dai legali (gli avvocati Sabatino Ciprietti, Giancarlo De Marco e Aurora Corazzini) al tribunale del riesame venne però rigettato ed ora pende un ricorso in Cassazione su questo sequestro. La difesa ha comunque sempre contestato l’assunto accusatorio che parla di trasferimenti di mezzi da una società all’altra fatti per abbassare le imposte, e confermato invece la perfetta regolarità di quei trasferimenti che sarebbero peraltro tutti documentati.
Sta di fatto che l’imputazione parla senza mezzi termini di «operazioni oggettivamente simulate e avvalendosi di artifici contabili e mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria (le parti offese sono il ministero delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, ndc) consistiti nel manomettere/alterare il registro riepilogativo, facendo così figurare acquisti per importi sensibilmente “maggiorati”, rispetto a quelli risultanti dalle fatture del registro acquisti e in particolare acquisti “gonfiati”»: diversi milioni di euro per le varie annualità esaminate dagli investigatori delle fiamme gialle.
Per quanto riguarda Angolana, in relazione a presunte evasioni fiscali, si parla anche di fatture per acquisti fittizi di autoveicoli e capi animali (ovini) con fatture emesse da Angolana Carni per abbassare i costi. Oppure, sempre «al fine di evadere le imposte sul valore aggiunto», gli indagati avrebbero indicato nella relativa dichiarazione annuale, «elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo», dai quale poi scaturirebbero le contestate evasioni di imposte. Tutto dovrà comunque essere ancora discusso davanti al gup, dove non è escluso che qualcuno degli imputati decida di concludere la vicenda con un rito alternativo.

