Maxi processo per il Cofa occupato 38 senzatetto davanti al giudice

Un anno fa il blitz nel mercato ortofrutticolo dismesso: ora algerini, romeni, tunisini e due italiani rischiano il rinvio a giudizio per aver occupato abusivamente l’area abbandonata sulla riviera
PESCARA. Saranno in 38 a rischiare il processo dopo il blitz del giugno dell’anno scorso da parte delle forze dell’ordine nell’ex Cofa durante il quale vennero fatte sgombrare decine di disperati che si accampavano nel rudere, in cerca di un riparo. Per lo più algerini e tunisini, oltre a romeni e a due italiani.
Nei giorni scorsi, infatti, il gip Gianluca Sarandrea, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, da parte del pm, Annalisa Giusti, ha fissato la data per l’udienza preliminare. L’accusa, per tutti, secondo gli articoli 633 e 639 bis del codice penale, è di aver arbitrariamente invaso, al fine di occuparli, o comunque di trarne profitto, i locali dell’ex mercato della frutta in disuso da anni e ora in procinto di essere demolito da parte della Regione.
A uno solo di essi è stato contestato anche il reato di aver declinate false generalità. Si comparirà in aula il 25 novembre prossimo, ma è possibile che per molti il procedimento verrà sospeso già in fase di udienza preliminare. Già, è quanto potrebbe accadere dopo la recente riforma del codice di procedura penale, che in sostanza ha abolito il giudizio in contumacia. Molti degli imputati, è assai probabile, avendo fissato il proprio domicilio nello studio degli avvocati di ufficio che sono stati loro assegnati, saranno irreperibili per la notifica relativa alla data nella quale è stata fissata dal giudice l’udienza preliminare.
Tra i 38, precisamente solo 15 hanno nominato un avvocato di fiducia, mentre gli altri 23 sono affidati ai legali assegnati dal tribunale, i quali difficilmente potranno rintracciare i propri assistiti. Ora, siccome la legge 67 del 2014, del maggio scorso, ha introdotto l’articolo 420 quater nel codice di procedura penale, il quale stabilisce che l’udienza venga rinviata qualora gli imputati non ne siano venuti a conoscenza, non è da scartare l’ipotesi di una sospensione di un anno del procedimento, quantomeno per i potenziali «contumaci». Non solo. La sospensione di un anno sarà rinnovata ogni anno qualora nel frattempo la notifica agli imputati non sia andata a buon fine, o comunque non ci sia la prova certa che siano venuti a conoscenza del procedimento.
Una disposizione che non si applica a coloro che hanno nominato un loro avvocato di fiducia. Insomma, per 23, un procedimento che potrebbe dilatarsi nel tempo nel quale, se si dovesse arrivare ad un processo (il giudice, nell'udienza preliminare, notifiche giunte o no, potrebbe anche prosciogliere tutti), rischierebbero condanne che possono arrivare anche a due anni di reclusione. Gli avvocati dei 38, d’ufficio e di fiducia, sono Fabio Di Paolo, Enzo Di Ludovico, Daniela Di Muzio, Maurizio Di Lallo, Valeria Di Nicola, David Paul Di Carlo, Luca Pellegrini, Maurizio Russi, Antonio Di Matteo e Loredana Di Mattia.
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