Maxi sequestro di collane e anelli tossici

7 Luglio 2022

Blitz in un negozio etnico: tolti dal mercato 93mila pezzi carichi di nichel. Il colonnello Caputo: i controlli vanno avanti

PESCARA. Vendevano anelli, piercing, orecchini, collane, bracciali, ciondoli, tutti potenzialmente pericolosi per la salute, in quanto non in regola con la normativa sul nichel. Ma nell’attività venivano commercializzati anche finti gioielli. Nei contenitori o in esposizione c’erano anelli, bracciali, collane con pietre che venivano spacciate per topazi o diamanti, ma che in realtà di prezioso non avevano nulla.
Nell’ambito dell’operazione “Stop Fake”, in materia di sicurezza dei prodotti e anticontraffazione, i finanzieri del comando provinciale, guidati dal colonnello Antonio Caputo, hanno sequestrato in un negozio etnico vicino alla stazione ferroviaria oltre 93mila articoli di bigiotteria non conformi per un valore di circa 80 mila euro. A finire nei guai, il gestore dell’attività, un cittadino proveniente dal Bangladesh, a cui è stata elevata una sanzione amministrativa. Sanzione che, in casi del genere, può arrivare fino a 26mila euro. Ad effettuare l’operazione sono stati i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria, impegnati sin dall’inizio dell’anno in un piano anticontraffazione, che via via ha acceso i riflettori su un settore che attira soprattutto i consumatori più giovani, esposti ai rischi legati al commercio di prodotti non sicuri. Nel negozio del bangladese veniva venduta bigiotteria senza alcuna indicazione circa la presenza e i quantitativi di nichel, metallo molto spesso responsabile di reazioni allergiche da contatto. In alcuni casi, non c’erano neppure le classiche indicazioni che ogni articolo deve avere come composizione, provenienza, nome dell’importatore. Insomma, non c’era nulla.
Dalla guardia di finanza spiegano che, per scongiurare i possibili danni alla salute e all’ambiente, legati in particolare all’uso smodato di nichel, il regolamento dell’Unione europea stabilisce dei livelli massimi di tolleranza per l’utilizzo di metalli di questo tipo, che vanno obbligatoriamente indicati sul prodotto in vendita.
«Ancora una volta», commenta il colonnello Caputo, «il controllo economico del territorio è stato puntuale e orientato in maniera attenta alle esigenze di tutela dei nostri concittadini, soprattutto i più giovani, contro i rischi a cui si può incorrere acquistando articoli esposti al pubblico senza le informazioni sull’eventuale presenza di sostanze che possono provocare danno all’uomo e all’ambiente».
Il colonnello fa presente che le indagini non si fermano con i sequestri di ieri. «L’attività investigativa prosegue», sottolinea Caputo, «per risalire all’intera filiera del traffico illecito e scoprire i canali di approvvigionamento e i centri di smistamento sul territorio pescarese e nazionale della merce non sicura di derivazione extra-comunitaria».