Maxim, il processo torna a Pescara

28 Aprile 2016

Bimbo ucciso dal papà, Corte d’Assise incompetente sul falso E a giugno l’udienza sulla pericolosità sociale di Maravalle

PESCARA. Il processo riguardante le pratiche di adozione di Maxim, il bimbo russo di 5 anni ucciso nel sonno l'estate di due anni fa dal padre adottivo, Massimo Maravalle, torna a Pescara. Il procedimento riguardante l'iter dell'adozione sarebbe dovuto proseguire davanti alla Corte d'Assise di Chieti, per Patrizia Silvestri, madre adottiva di Maxim, per il medico del Servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara, Giuliana Iachini, e per il medico di base Fabio Panzieri, tutti e tre rinviati a giudizio il 9 febbraio scorso dal gup di Pescara, Nicola Colantonio, con l'accusa di falso in concorso. Ieri, la Corte d'Assise di Chieti, presieduta da Geremia Spiniello, (giudice a latere Isabella Maria Allieri), ha, però, accolto l'eccezione di incompetenza sollevata dai legali dei tre imputati e ha rimesso gli atti alla procura del capoluogo adriatico. Il pm Andrea Papalia, quindi, dovrà riformulare l'accusa a carico dei tre e il gup dovrà disporre il rinvio a giudizio davanti al tribunale monocratico. La questione della competenza, tra l'altro, è anche oggetto di un ricorso in Cassazione presentato dall'avvocato Alfonso Vasile, legale di Patrizia Silvestri, che ieri era presente in aula. Maravalle, in libertà vigilata, ha già fatto i conti con la giustizia ricavandone un'assoluzione per l'omicidio del piccolo Maxim in quanto incapace di intendere e di volere all'epoca dei fatti. Per il reato di falso, relativo all'adozione, è stato condannato dal gup, tramite rito abbreviato, a un anno di reclusione (pena sospesa). La decisione della Corte teatina è stata accolta con favore dalla difesa: «I giudici», osserva l'avvocato Aldo Moretti, legale di Iachini, «hanno correttamente individuato la competenza nel tribunale monocratico di Pescara, non esistendo casi di connessione ai sensi del codice tra i reati di omicidio e i falsi contestati agli imputati. Attendiamo di leggere le motivazioni, ma crediamo che i giudici abbiano accolto la nostra tesi».

«L'omicidio commesso da Maravalle», aggiunge, «è il reato principale e ha finito per attrarre gli altri reati, sottoposti ad altra competenza, alla Corte d'Assise di Chieti». La madre di Maxim è accusata di falso in quanto, nell'ambito delle procedure relative all'adozione, avrebbe omesso di riferire e fornire notizie sui disturbi e sulla patologia psichiatrica del marito. Secondo l'accusa, i due medici, invece, avrebbero attestato che Maravalle era esente da difetti fisici e psichici, omettendo di rilevare l'esistenza di patologie. Intanto, il 9 giugno si terrà l'udienza per la verifica della pericolosità sociale di Maravalle. Un appuntamento importante perché la libertà vigilata è legata alla sua pericolosità sociale o no.

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