Mazzocchetti sotto inchiesta «Regolari le nostre fatture»

MONTESILVANO. «Non sono affatto preoccupato e sono certo che tutto si concluderà molto rapidamente». Con queste parole l’ex dirigente dell'associazione Città di Montesilvano Calcio a 5, Luciano...
MONTESILVANO. «Non sono affatto preoccupato e sono certo che tutto si concluderà molto rapidamente». Con queste parole l’ex dirigente dell'associazione Città di Montesilvano Calcio a 5, Luciano Mazzocchetti, commenta il suo coinvolgimento nell’inchiesta che in queste ore ha visto l’iscrizione nel registro degli indagati di 18 persone da parte del sostituto procuratore di Como, Pasquale Addesso, per capi di imputazione che, a vario titolo, vanno dalla corruzione a reati fiscali e illeciti nelle fatturazioni.
Ed è proprio quest’ultima accusa che ha portato all’iscrizione e alla perquisizione di tre abruzzesi, tra cui proprio Luciano Mazzocchetti, oltre a Enzo Papalinetti, presidente della società calcistica Civitella Casanova, e a Mario Di Marco, presidente del Cus di Chieti.
«Tutto ha avuto origine da un consulente e, a cascata, sono state coinvolte persone che avevano avuto a che fare con lui», dichiara Mazzocchetti. «Ma nel nostro caso, parlo in particolare della mia posizione e di quella della società Civitella Casanova, siamo stati chiamati in causa per un contratto di sponsorizzazione di cui esistono non solo fatture regolari, ma che è tuttora visibile nel palazzetto Santa Filomena di Chieti. Si tratta del logo di un'azienda di Como che commercializza lubrificanti e carburanti». A detta dell’ex dirigente del Montesilvano Calcio a 5, dunque, sia lui sia la società sarebbero assolutamente estranei ai reati contestati.
«Tra l’altro, io non sono neanche tesserato e ho fatto solo da tramite per dare una mano a degli amici in cerca di sponsor», prosegue. «In ogni caso, siamo tranquilli perché la Guardia di finanza nel corso delle perquisizioni e delle verifiche non ha riscontrato nulla di anomalo. Ora il nostro avvocato, Sergio Della Rocca, presenterà una memoria difensiva per chiarire ogni aspetto della nostra posizione in merito a questa vicenda che ci ha colto di sorpresa e che non ci riguarda minimamente».
Tra i diciotto indagati ci sono imprenditori, commercialisti e associazioni sportive, cinque dei quali era già finiti in manette lo scorso 24 giugno. Si tratta di un commercialista comasco, Antonio Pennestrì, di suo figlio Stefano, dell'ex dirigente dell'Agenzia delle Entrate di Como Roberto Leoni, e dell'ex responsabile dell'area legale, Stefano La Verde.
Ai domiciliari, invece, era finito l'imprenditore comasco Andrea Butti, della Tintoria Andrea Brutti srl di Como. (a.l.)
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