Medicina Italia: gli abruzzesi premiati

1 Dicembre 2019

Cerimonia questa mattina in Provincia: riconoscimenti a Gasbarrini, De Toma e Di Egidio

PESCARA. Tre medici abruzzesi tra i protagonisti del “Premio Mmdicina Italia” organizzato per stamane alle 10,30 in Provincia, dall'agenzia Promozione Spettacoli e dall’associazione culturale Ulisse 2000, e assegnato ogni anno ai medici e alle équipe che si sono distinte a livello nazionale: sono Giorgio De Toma, di Francavilla, del policlinico Umberto I di Roma, il teramano Vincenzo Di Egidio della Radiologia Interventistica dell'ospedale di Pescara, e Alessandro Gasbarrini, direttore della Chirurgia vertebrale dell'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, legatissimo a Giulianova. Il suo nome è legato a un trapianto di vertebre umane in un paziente malato di cancro, ma è quando parla dell’Abruzzo che la voce di Gasbarrini si carica di emozioni. «C’è una frase di mio padre che mi rappresenta: “Quando mi chiedono che cos’è la felicità, io rispondo: è Giulianova”. L’Abruzzo è un piccolo angolo di paradiso dove la famiglia si ritrova ogni estate da quando sono bambino in una cornice accogliente, generosa e ospitale, e poi torna a riunirsi in forma allargata, assieme a generazioni di amici e figli di amici, durante le vacanze di Natale e di Pasqua. Per me sono i momenti più allegri e gioiosi».
Quattro figli e una nipotina di tre mesi, 52 anni, Gasbarrini torna oggi in città dopo gli anni, tra il ’92 e il ’98, in cui faceva ambulatorio con Mario Campanacci, pioniere nello studio e nella cura dei tumori muscolo-scheletrici. Dottor Gasbarrini, cosa la lega all'Abruzzo? «Sono nato a Bologna, ho abitato a Chieti negli anni delle elementari e adesso vivo e lavoro all’istituto Rizzoli. Eppure, dentro di me mi considero abruzzese perché fin da bambino mio padre mi ha sempre detto di essere abruzzese. Il nonno è originario di Civitella del Tronto e a Giulianova trascorriamo tutte le estati da quando sono nato: da piccolo due mesi e mezzo all’anno, adesso soltanto gli ultimi 10 giorni di agosto. Lo stesso amore l’ho trasmesso ai miei figli che sono legatissimi a questi posti e non penserebbero mai di trascorrere le vacanze all’estero o da un’altra parte. Non è solo per il mare, ma è la compagnia a rendere un posto felice, e per noi Giulianova e l’Abruzzo sono legati ai ricordi più allegri e gioiosi. Di Pescara invece ricordo la stazione, avveniristica negli anni 90, quelle pasticcerie buonissime in centro, i ristorantini e le passeggiate sul lungomare che mi ritagliavo tra un ambulatorio e l’altro con il professor Campanacci». Ci racconti qualche aneddoto. «Ho un ambulatorio a Giulianova, ma lo faccio più per amicizia che per lavoro perché qui siamo tutti un po’ parenti. Gli amici dei miei genitori li chiamo “zii” e quando vengono a farsi visitare li congedo con una stretta di mano. Ma loro non accettano di andarsene con un semplice “grazie”, devono per forza ricambiare, e allora mi riportano quantità spropositate di cibo e altri alimenti: polli, olio, frutta. È una cosa bellissima, difficilmente riproducibile in altri contesti, perché è tipica della natura della popolazione abruzzese. Se passeggio per le campagne, anche se non mi conoscono, i contadini non mi lasciano andare via senza prima avermi offerto almeno pane e olio. L’abruzzese è estremamente generoso e ha un livello molto alto di ospitalità».
Cosa le piace di più delle sue estati abruzzesi? «La famiglia che si rincontra e si riunisce ogni anno a Villa Dulcis, in via Gasbarrini: un piccolo paradiso che d’inverno è vuoto, ma d’estate sembra un albergo che si riempie di persone che accorrono da ogni dove. Qui si ritrovano generazioni di amici con i figli che, a loro volta, diventano amici tra loro e fanno altri figli. Sono amicizie vere che durano nel tempo ed esulano dalla mera simpatia».
Com'è stato realizzato il primo trapianto al mondo di vertebre umano? «Detta così può sembrare una cosa altamente complessa, ma in realtà è stato come l’uovo di Colombo. Quello che faccio solitamente con la mia équipe all’istituto ortopedico Rizzoli è abbastanza complesso: rimuovo il tumore dalle vertebre salvaguardando il midollo e, per farlo, utilizzo delle protesi. L’invenzione è stata di sostituire la vertebra compromessa da un tumore osseo maligno non con una protesi, bensì trapiantando una vertebra presa da cadavere. Finora è un intervento che ho realizzato due volte: il primo il 6 settembre, con un trapianto di quattro vertebre umane su un paziente affetto da tumore della colonna vertebrale, e il secondo il 22 ottobre. Ho avuto notorietà prima per la cura dei tumori con la stampante 3d, andata in onda in un servizio delle Iene, e poi con questa operazione. Ma perché sono stato il primo a farlo. E' come per il trapianto di cuore: viene ricordato il primo che lo ha fatto. Addirittura, il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini ha detto che bisognerebbe darmi il Nobel. Ma mi sembra una cosa un po’ esagerata».