Mediocredito, via alle pratiche Finanziamenti fino a 5 milioni

26 Aprile 2020

Disponibili i moduli da inviare alle banche, garanzia dallo Stato del 90%: operatività da domani La procedura è rivolta alle piccole e medie imprese che fatturano fino a 3,2 milioni di euro

PESCARA. Arrivano i moduli per avviare le pratiche con le quali professionisti e aziende possono chiedere i finanziamenti garantiti dal Fondo. Un procedura rivolta alle piccole e medie imprese che fatturano fino a 3,2 milioni di euro. Si tratta di un massimo di 5 milioni di euro di credito, garantito al 90%, necessario ad affrontare l’emergenza coronavirus e inserito nel cosiddetto Decreto Liquidità del governo Conte. Con l’intervento dei Confidi la garanzia può tornare al 100% entro il limite del 25% dei ricavi (quindi finanziamenti per 800 mila euro).
Dopo i prestiti di taglia più piccola, quelli garantiti al 100% dallo Stato per un valore massimo di 25 mila euro, un’altra misura economica sta prendendo forma, sempre sotto forma di prestito.
DOMANDE DA DOMANI. In un’audizione alla commissione d’inchiesta sulle banche, il Mediocredito centrale (Mcc) – l’istituzione finanziaria con socio unico Invitalia spa, che ha la missione di concorrere allo sviluppo del sistema economico del Paese – ha annunciato l’avvio delle domande di garanzia da parte delle banche al Fondo per la domani. Nel frattempo, ha messo a disposizione di imprese e professionisti interessati la modulistica necessaria. Moduli che è possibile reperire anche sui siti di Fondo di garanzia e ministero dello Sviluppo economico. Gli imprenditori interessati possano iniziare a compilarla e inviarla a banche e finanziarie, le quali si faranno poi carico del trasferimento al Fondo di garanzia attraverso il portale dello stesso. «Nei prossimi giorni», specifica il Mediocredito centrale sul proprio sito, «si darà comunicazione delle nuove implementazioni che verranno effettuate sul Portale FdG per rendere operativa la ricezione delle richieste di garanzia da parte di banche e altri intermediari».
25.000 EURO E VECCHI FIDI. Per quanto riguarda invece i prestiti fino a 25mila euro con copertura statale – altra misura del Decreto Liquidità – è stato specificato che gli istituti bancari non possono chiedere il rientro di vecchi fidi. L’Abi ha diffuso una circolare per chiarire che quelle linee di credito non possono esser utilizzate per chiedere agli affidatari di rientrare di precedenti esposizioni. Dopo le parole del direttore generale Giovanni Sabatini in tal senso, l’Associazione ha scritto alle banche per fare chiarezza: «Il finanziamento fino a 25.000 euro prevede espressamente che l’inizio del rimborso non avvenga prima di 24 mesi dall’erogazione e che non può essere utilizzato per compensare alcun prestito preesistente, anche nella forma dello scoperto di conto corrente: la compensazione determinerebbe un avvio del rimborso prima dei 24 mesi, facendo decadere la garanzia». Una precisazione che sgombra il campo dalla possibilità di spingere i clienti a sottoscrivere il credito garantito per poi estinguere debiti antecedenti. Ma il chiarimento, a detta dei commercialisti, rischia di esser solo parziale e di generare maggiore confusione . Se i prestiti sotto i 25mila euro devono esser tutti “nuova finanza”, il Decreto Liquidità ha confermato la parte del Cura Italia che permette alle Pmi di rinegoziare le posizioni debitorie in essere, acquisendo una garanzia all’80% purché ci sia un 10% aggiuntivo di credito rispetto ai vecchi finanziamenti. Come hanno rimarcato i rappresentanti del Consiglio nazionale dei commercialisti in audizione sul tema, è una possibilità esclusa dal canale di garanzia erogato dalla Sace, quello che riguarda le imprese di dimensione maggiore. Una differenziazione che rischia di creare, a detta dei professionisti, «disallineamenti, complessità e indeterminatezze». Servirebbero per questo «semplificazioni e chiarimenti per non rendere un calvario la richiesta di fondi da parte delle aziende del nostro Paese, alle prese con una fase di enormi difficoltà». (r.rs.)
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