Meningite di Andrea, le analisi: caso sporadico, nessuna epidemia

5 Maggio 2019

Secondo i test il ceppo del batterio non è virulento: non scatterà la campagna di vaccinazione Il giovane è morto per una sua particolare reattività nei giorni in cui è stato colpito dalla malattia

PESCARA. Nessun rischio di epidemia, dopo la morte improvvisa di Andrea Montebello, il 21enne di Città Sant’Angelo stroncato da una meningite fulminante.
I risultati dei test sollecitati dalla Asl di Pescara all’azienda ospedaliero -universitaria Meyer di Firenze e all’Istituto superiore di Sanità di Roma sono «tranquillizzanti» perché hanno chiarito che «il ceppo non è lo stesso, virulento e diffusivo, che ha determinato un’epidemia in Toscana».
Non ci sarà bisogno, dunque, di una campagna di vaccinazione apposita, ipotizzata nei giorni scorsi in attesa dell’esito degli esami.
Alla luce dei test promossi dalla Asl, il caso di Andrea è risultato «sporadico» ed è stato provocato dalla «reattività del paziente», cioè dalle sue condizioni, in senso di predisposizione, nei giorni in cui la malattia si è manifestata fino ad ucciderlo.
A rendere noti i risultati è stato, nella tarda mattinata di ieri, il direttore generale della Asl Armando Mancini che ha colto l’occasione per tracciare un bilancio sulla gestione di questo allarme, scattato in un giorno di festa, il primo maggio.
I test eseguiti a Pescara avevano consentito di arrivare ad una prima definizione del meningococco, di tipo B. Ma c’è stato bisogno di una serie di approfondimenti, da parte di laboratori specializzati, per la sottotipizzazione del batterio e si è scoperto che il ceppo che ha ucciso il 21enne di Città Sant’Angelo è “St 213”.
Alla luce di questo ulteriore dato, ha chiarito Mancini, «non ci sono altre precauzioni da prendere se non quelle già adottate nei confronti delle persone che sono entrate in contatto diretto con Andrea Montebello e per le quali abbiamo suggerito una profilassi molto semplice, indicando dei farmaci specifici».
Subito dopo la morte del giovane, la Asl ha attivato una Unità di crisi proprio per la profilassi e l’inchiesta epidemilogica, indicando il da farsi a tutti coloro che erano potenzialmente a rischio contagio, e cioè le persone che avevano avuto contatti diretti con Andrea nell’ultima settimana (l’incubazione avviene in un tempo massimo di sette giorni).
Sono tre i farmaci alternativi indicati dalla Asl per la profilassi, finalizzata a ridurre il rischio a «valori prossimi allo zero».
Con il passare delle ore e poi dei giorni non sono emersi nuovi casi, non c’è stato alcun contagio, anche se le telefonate al Servizio di Igiene Epidemiologia e Sanità pubblica e al 118 sono state tantissime, specie nelle ore successive alla diffusione della tragica notizia, per chiedere informazioni e capire il da farsi. E nelle primissime ore molte persone si sono rivolte alla guardia medica di Città Sant’Angelo e al pronto soccorso dell’ospedale di Pescara.
Dopo aver ricevuto i risultati degli esami Mancini ha chiarito che «l’allerta rimane, ma ragionevolmente l'episodio può considerarsi limitato, concluso». Per il rappresentante della Asl, poi, la gestione di questo caso è avvenuta «in modo ottimale». La diagnosi, ha sottolineato, «è stata fatta in tempi rapidissimi, così come la terapia, avviata subito. Ma non è bastato a salvare la vita al giovane».
Da Mancini arriva il ringraziamento al personale della Asl che ha gestito l’allarme. «Il primo maggio», spiega, «è stata istituita rapidamente l’Unità di crisi e si sono presentati tutti, anche chi non era reperibile, dopodiché è stata individuata la strategia per la profilassi e stabilito tutto quello che andava fatto. Il personale dell'azienda ha riposto in modo egregio» e tutto si è «chiuso in tempi rapidi e con professionalità estrema». Resta il dispiacere perché «la vita di Andrea non era salvabile».
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