Meno nozze e più convivenze: così cambia il rapporto di coppia

Le famiglie di fatto sono in aumento: 24 nel 2018, 39 l’anno scorso. E già 26 in questi primi sette mesi Don Cristiano Marcucci commenta: «È lo specchio della nostra cultura, oggi ci sono poche sicurezze»
PESCARA. Sono legate da un sentimento affettivo. Vivono sotto lo stesso tetto e lo dichiarano, ma non scelgono la strada del matrimonio, civile o religioso che sia. Seppure timidamente, a Pescara negli ultimi anni (pandemia a parte), si sta registrando un aumento delle coppie che hanno deciso di registrare in Comune la loro convivenza, diventando ufficialmente coppie di fatto.
L’anno scorso, secondo i dati forniti dall’ufficio Anagrafe del Comune, sono state 39. Nell'anno in corso, fino alla fine di luglio, ne risultano 26, un numero che seppure parziale preannuncia già un aumento rispetto all'anno passato. Nel 2019 erano state 38, nel 2020 32, ma andando a ritroso, nel 2018, il numero dei conviventi registrati era di 24. La possibilità è stata introdotta nel 2016 con la legge Cirinnà e conferisce alcuni diritti, in materia per lo più sanitaria, alle coppie che altrimenti, se non sposate, non potrebbero avere. In caso di malattia o di ricovero, ad esempio, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole previste per i coniugi e i familiari. Il convivente potrebbe essere nominato tutore o amministratore di sostegno, o restare nella stessa casa del convivente in caso di morte dell'altro. Seppure in lieve aumento, la scelta di registrarsi come coppia di fatto resta inferiore rispetto a chi sceglie l’unione in matrimonio, in Chiesa o civilmente. Nei primi sette mesi del 2022, sono circa 300 i matrimoni celebrati a Pescara, tra civili e religiosi. Entro la fine dell’anno, secondo una stima dell’ufficio Stato civile, se ne celebreranno altrettanti. Lo standard prima della pandemia era di almeno 900 matrimoni l’anno.
«Penso che questa scelta sia lo specchio della nostra cultura», commenta don Cristiano Marcucci, parroco della chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria, nel quartiere Zanni, sacerdote che da sempre ha dedicato grande attenzione al mondo delle coppie. «Nella società di oggi ci sono poche sicurezze». Precarietà lavorativa ed economica, ma anche una difficoltà ad assumersi le responsabilità e, ancora, un ritardo nel diventare adulti. Sono alcune delle cause che secondo don Cristiano portano a scegliere percorsi diversi dal matrimonio. «Oggi vedo una grande compulsione al nuovo. In parrocchia ho 6-7 chiamate a settimana di gente che deve buttare via abiti, giocattoli, mobili comprati e mai usati. In questa dinamica, dove tutto è facilmente da cambiare, rientrano anche le relazioni».
Per don Cristiano si fa fatica a costruire un progetto di lunga durata, per via «della precarietà economica. Serve un minimo di sicurezza. E poi c’è una grande fragilità affettiva. Le persone sono adulte anagraficamente, ma non spiritualmente o emotivamente». E ancora, «prima c’era l'impero del dovere: nell’amore si facevano scelte e si mantenevano senza possibilità di cambiamento. Oggi c’è la cultura del sento. Ma sono entrambe polarizzazioni affettive estreme». In questo contesto, l’altra faccia della medaglia è che quando le coppie scelgono di sposarsi in Chiesa, lo fanno «con maggiore consapevolezza. Non ci si sposa più perché “così fan tutti”. Oggi le persone sono molto più libere. La nostra cultura è fluida», afferma. Una fluidità che esiste, ma forse a Pescara ancora con qualche remora. Almeno secondo quanto dicono i dati delle unioni civili tra persone dello stesso sesso registrate a Pescara. Dal 2016, quando sono state introdotte, a oggi sono state una trentina le unioni civili celebrate in città, ma anche in altri Comuni o all'estero. Quest'anno solo due. Una coppia di donne che si è unita in città e un’altra di uomini avvenuta all’estero. Il primissimo anno, nel 2016 erano state due coppie; zero nel 2017; nel 2018 tre di cui due a Pescara e una all'estero; nel 2019, 7 unioni, più 5 tra altre città italiane ed estere. Una sola nel 2020 a Pescara e 3 trascrizioni da altro Comune. Infine nel 2021, 4 celebrate a Pescara e due fuori.

