Mensa universitaria, 10 in cassa integrazione

L’azienda che gestisce l’appalto: troppo personale per pochi pasti. Sì di Cgil e Uil, la Fials protesta
PESCARA. Dieci lavoratori su 25 in cassa integrazione per un anno. Accadrà, quasi sicuramente, alle mense universitarie di Pescara e Chieti. I sindacati Cgil e Uil hanno già firmato l’accordo con la società Innova spa che gestisce il servizio. L’unica sigla che si è schierata contro la cassa integrazione è la Fials che parla di «perplessità» e, con una frase, spacca il fronte sindacale: «Non possiamo non stigmatizzare», dice il segretario provinciale Gabriele Pasqualone, «il comportamento ancora una volta improprio di altre sigle sindacale. Riteniamo indispensabile portare a conoscenza le nostre perplessità sia all’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) che alla Regione Abruzzo al fine sollecitare un confronto per ricercare soluzioni positive e condiviso nell’interessi dei lavoratori e degli studenti». Ora, sarà la Regione a dire se il ricorso alla cassa integrazione è possibile.
Alla mensa di Pescara lavorano 11 persone, altre 14 in quella di Chieti. Sul verbale di accordo, l’azienda, rappresentata a livello locale da Alessandro Spadaro e Lorenzo Morabito, dichiara che «l’esubero attuale di personale delle commesse di Pescara e Chieti appare strutturale». «Le mense», recita il documento, «si caratterizzano per una elevata variabilità produttiva da un mese a un altro. In particolare: nella mensa di Chieti ci sono mesi in cui vengono prodotti fino a 18 mila pasti e mesi in cui non si superano i 3.800 pasti; nella mensa di Pescara ci sono mesi in cui vengono prodotti fino a 10 mila pasti e mesi in cui non si superano i tremila pasti». Secondo il verbale, «questa situazione determina che il personale impiegato in alcuni periodi è fortemente superiore alle necessità operative e produttive». Per l’azienda, «tale circostanza non è sostenibile, sia dal punto di vista prettamente organizzativo, sia dal punto di vista economico. Inoltre, la Innova si trova nella condizione di fronteggiare una crisi di business molto pesante, che rende tale situazione delle mense di Chieti e Pescara inaccettabile». Oltre al ricorso alla cassa integrazione, il verbale di accordo introduce, «qualora fosse utile», la possibilità di «applicare un regime di promiscuità delle mansioni» e di «mobilità dei lavoratori da Pescara a Chieti e viceversa».
Ma il verbale di accordo è contestato dalla Fials: «Il verbale», dice Pasqualone, «è carente delle motivazioni che sono indispensabili per attivazione di detta procedura; si fa riferimento alla riduzione media dei pasti senza la necessaria analisi delle motivazioni della perdita dell’interesse da parte degli studenti; non sono state evidenziate espressamente i limiti e le clausole previste dall’appalto in quanto regole non eludibili; non sono precisate le qualifiche in esubero oggetto del provvedimento di cassa integrazione; in modo improprio si prevede la promiscuità delle funzioni senza individuare ne motivazioni ne le funzioni oggetto di tale provvedimento; si prevede un allargamento dell’orario di servizio con pagamento di straordinario o di recupero senza evidenziare i vincoli in materia di personale e di funzioni previsti dal capitolato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

