Mense, le operatrici scendono in piazza: «Così non si vive»

6 Giugno 2020

Corteo davanti alla prefettura con tanti cartelli e bandiere  I sindacati: «Sono senza lavoro, gli aiuti non bastano» 

PESCARA. «Con così poco non si vive, si sopravvive a malapena». Per colpa del corononavirus le 220 lavoratrici delle mense scolastiche di Pescara e Montesilvano stanno conquistando il tristissimo titolo di «nuovi poveri» e con loro le rispettive famiglie, spesso monoreddito.
Con la pandemia si devono accontentare del Fondo di integrazione salariale (Fis) e alcune hanno ricevuto dall'Inps le somme di marzo solo ieri, in certi casi appena 156 euro. Per questa precarietà, abbinata a una mancanza di prospettive, ieri mattina circa cinquanta lavoratrici sono scese in piazza con bandiere e cartelli su iniziativa di Filcams Cgil e Uiltucs, rappresentati rispettivamente da Alessandra Di Simone e Bruno Di Federico, con la partecipazione anche del rappresentante dell'Ugl Luca Tullio e del segretario della Cgil Luca Ondifero. Nelle parole di queste donne c'è molto sconforto. «Si vive, nell'incertezza, in una situazione di instabilità, allo sbando», ha detto Tiziana Napoleone, una di quelle che solo ieri ha ricevuto il Fis (per marzo e aprile). Avendo diritto a una somma minima è stata costretta a «cambiare casa, perché non potevo pagare l'affitto e ho un figlio di 12 anni. Cosa chiediamo? Solo che ci vengano riconosciuti i nostri diritti, niente di stratosferico o di assurdo», ha detto.
«Ci sentiamo abbandonate», ha aggiunto Rita, «vorremmo dei chiarimenti, perché non sappiamo come riapriranno le mense e speriamo ci diano delle garanzie sulla ripresa. Se è vero che si va verso la riduzione dell'attività, temiamo i licenziamenti. Eppure servirebbe più forza lavoro, un potenziamento, perché si parla di più turni, a scuola, per garantire il distanziamento». A casa si avverte la preoccupazione perché «stiamo prendendo il Fis, ma è la metà dello stipendio per cui non possiamo mettere niente da parte» ed è previsto solo fino a domani. Come se non bastasse quest'estate «non potremo trovare lavoro, come in passato», negli stabilimenti o negli hotel. «Quindi speriamo che ci diano la possibilità di chiedere una forma di sostegno, per i prossimi mesi». Da qui l'appello dei sindacati alla prefettura, ieri rappresentata dal capo di gabinetto Daniela Di Baldassarre. «La nostra richiesta», spiega Di Simone, «è che sia previsto un ammortizzatore sociale per tutto giugno e fino a ottobre. Vogliamo che le mense riaprano con le scuole, che siano come prima e che nessun lavoratore sia escluso», ha proseguito rivolgendosi alle istituzioni, a partire dai Comuni che dovranno sistemare gli istituti.
«Non accetteremo che qualcuno resti a casa, né riduzioni di uno stipendio già basso. I soldi? Ci sono. Questo è personale qualificato che produce 3.000 pasti al giorno e che si sarebbe ricollocato in estate, lavorando con dignità e arrangiandosi, ma per colpa del virus non è possibile». La battaglia dei sindacati è nazionale, ma «si può incidere anche localmente», ha fatto presente Ondifero. «le Regioni possono investire un budget sugli ammortizzatori, è solo una scelta politica». «Le istituzioni locali, dalle Regioni ai Comuni, devono attivarsi perché a livello nazionale si adottino le stesse misure del settore turismo, per il sostegno al reddito: i lavoratori delle mense, d'altronde, rientrano nel turismo», ha osservato Di Federico parlando dell’«immensa disperazione di queste lavoratrici che prendono pochi soldi e in ritardo». Dalla prefettura un segnale di apertura. «Il capo di gabinetto ha centrato il tema, compreso a pieno la situazione e assicurato che avrebbe scritto al ministero dell'Interno e alla Regione», ha concluso Di Simone, «ora attendiamo sviluppi a livello nazionale, dopodiché apriremo un discorso con la Regione».
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