Mense, via libera al pasto portato da casa

La proposta avanzata da 200 genitori trova il consenso di presidi e Comune. Ma sarà attivata anche la refezione pubblica
PESCARA. Un coro entusiasta di sì a consumare a scuola il pasto portato da casa è arrivato ieri dai dirigenti scolastici, supportati da un gruppo nutrito di mamme e papà che da mesi continua a battersi per far valere il diritto dei propri figli a usufruire di un servizio alternativo alla mensa comunale.
La proposta, avanzata da circa 200 genitori riuniti nel comitato “Noi a mensa” sulla base di una serie di sentenze (l’ultimo pronunciamento è del Consiglio di Stato e risale al 3 settembre scorso), è stata discussa ieri in due incontri che il sindaco Marco Alessandrini e l’assessore all’Istruzione Giacomo Cuzzi hanno avuto in momenti diversi con i presidi degli istituti comprensivi della città e con i genitori.
Alla prima riunione, nella mattinata di ieri, hanno partecipato i dirigenti scolastici, la dirigente provinciale dell’ufficio scolastico regionale Maristella Fortunato, il capo di gabinetto del sindaco Fabrizio Paolini, il dirigente e la responsabile del servizio Fabio Zuccarini ed Enrica Di Paolo.
Nel secondo vertice, nel primo pomeriggio di ieri, Alessandrini e Cuzzi hanno incontrato i rappresentanti dei genitori e dei comitati per il servizio mensa. Dopo l’ok unanime al pasto domestico, ma soltanto in aggiunta e non in alternativa alla refezione pubblica, la proposta dovrà adesso essere regolamentata dai singoli istituti.
Intanto, la corsa contro il tempo è partita. L’obiettivo è riuscire a far ripartire le mense nella prima settimana di ottobre. Dopo la risoluzione per inadempimento del contratto con la ditta Cirfood di Reggio Emilia, salita agli onori delle cronache per lo scandalo degli oltre 200 bimbi finiti in ospedale per intossicazione alimentare dopo aver mangiato a scuola, il Comune ha avviato l’interpello con la società arrivata seconda al bando del 2015.
Si tratta del gruppo Camst, colosso del settore della ristorazione, che con le sue dieci società in Italia, una in Germania, due in Danimarca e una in Spagna si occupa, tra le altre cose, della gestione diretta delle refezioni scolastiche in collaborazione con gli enti pubblici. In questi giorni, la Camst sta esaminando la documentazione per capire se è disposta a offrire il medesimo servizio della Cirfood a costi analoghi. Il tutto in attesa che la magistratura faccia luce sulla vicenda (l’inchiesta conta sei indagati) e per evitare di bandire una nuova gara d’appalto europea, che comporterebbe la dilatazione dei tempi e il rischio di rinviare l’apertura delle mense.
Secondo indiscrezioni, ci sarebbero già stati dei contatti tra l’ente e la Camst con esito favorevole. Ma al momento nulla è stato ancora ufficializzato. Nel frattempo, le mamme e i papà hanno formalizzato al Comune e ai presidi il cosiddetto “piano b”, ossia la possibilità di poter mangiare liberamente a scuola il pasto preparato a casa. Un diritto, peraltro, che trova conferma anche in una circolare del Miur (ministero dell’Istruzione università e ricerca) in cui sono state sancite le regole da rispettare per gli uffici scolastici regionali. «La causa milionaria con la Cirfood non ci preoccupa», rimarcano Alessandrini e Cuzzi, «sappiamo la validità delle nostre ragioni e siamo pronti a esprimerle in giudizio. Abbiamo lavorato tutta l’estate affinché ci possa essere continuità del servizio di refezione da ottobre, garantendo anche la possibilità del consumo del pasto da casa, mutuando esperienze e buone pratiche diffuse in numerosi altri centri d’Italia. La collaborazione con la Asl risulta di fondamentale importanza per individuare un disciplinare che fissi i migliori criteri operativi».

