Mense, è il giorno dello sciopero Il Comune vieta il pasto da casa

5 Aprile 2019

Dopo l’annuncio del comitato guidato da Cretarola, ogni dirigente ha fissato le regole sul pranzo Cuzzi risponde alle polemiche: il servizio è buono, per i gruppi di istituto si attivino le singole scuole

PESCARA. È il giorno dello sciopero, per i bambini che mangiano nelle mense scolastiche di Pescara. Uno “sciopero bianco”, come è stato definito dai promotori, cioè i genitori del comitato “Noi a mensa” che sono insoddisfatti del servizio e puntano l’indice accusatore contro il Comune che non ha ancora fatto partire gli organi di controllo previsti nel nuovo Regolamento, approvato il mese scorso in consiglio comunale, e cioè la commissione mensa e i gruppi mensa di istituto.
Lo sciopero, per chi aderirà, avrà modalità diverse. Alcuni genitori potrebbero decidere di far portare il pasto da casa ai bambini, altri potrebbero decidere di non far mangiare i bimbi a scuola, portandoli a casa per poi farli tornare a scuola. Le indicazioni iniziali del Comitato, guidato da Claudio Cretarola, erano di far arrivare gli alunni nei vari istituti con il pranzo preparato dalle mamme e dai papà, da consumare nei refettori. Ma il Comune ha fatto sapere che non è possibile perché il pasto da casa può essere scelto in alternativa al servizio di refezione comunale solo «per tutti i giorni della settimana, del mese e dell’anno scolastico». Non si può, quindi, scegliere questa opzione solo per un giorno. In una comunicazione ai dirigenti scolastici della responsabile del servizio Enrica Di Paolo e del dirigente Fabio Zuccarini è stato chiaramente sottolineato che «i bambini iscritti al servizio di refezione non possono essere autorizzati a consumare il pasto da casa nei refettori». E i dirigenti scolastici dei dieci istituti comprensivi, a loro volta, hanno dato indicazioni diverse: c’è chi ha fatto sapere che i bambini che non mangeranno a scuola potranno tornare a casa a pranzo ma non potranno rientrare a scuola e chi ha previsto la possibilità per i bimbi di rientrare dopo la pausa pranzo a casa. Cretarola insiste sulla linea del pasto da casa e annuncia di essere pronto a presentare «una denuncia per interruzione di pubblico servizio nei confronti dei dirigenti che non faranno consumare il pranzo da casa ai bambini o non li faranno rientrare». E ricorda che si tratta di una forma di «protesta per un servizio inefficiente sul quale non esiste un organo di controllo». Ma il Comune, attraverso l’assessore Giacomo Cuzzi, risponde facendo notare che la commissione mensa sollecitata dai genitori (al momento non esistente) «non è un organo ispettivo e di controllo ma svolge una funzione di valutazione e monitoraggio a vista». E che per attivare i gruppi mensa di istituto «le istituzioni scolastiche possono già avviare i colloqui con i genitori rappresentanti di plesso».
Cuzzi difende la qualità dei pasti o meglio chiarisce di «non essere a conoscenza di criticità e segnalazioni di servizio inadeguato o scadente da parte di genitori o delle scuole. Ci sono nuove richieste di attivazione del servizio in altri comprensivi e ben più di un riscontro positivo sulla qualità dei pasti da parte dei genitori e degli insegnanti».
Dopo le polemiche per la mancata somministrazione di acqua minerale il Comune ha fatto sapere che «è stata disposta la fornitura di 42 colonnine e 5500 boccioni di acqua di sorgente da 19 litri, già presenti in alcuni comprensivi».
Rinfocola le polemiche Giuseppe Capodilupo, rappresentante di classe della scuola dell'infanzia Colle Innamorati, sempre molto attento alle vicende della refezione scolastica. «Da più di un mese il Comune cincischia», dice, «e invece dovrebbe accelerare per dar vita alla commissione mensa e ai gruppi mensa. D’altronde, come possiamo accettare un servizio senza controllo?». Con il passare delle settimane «ci stanno mettendo nelle stesse condizioni dell’anno scorso. Eppure è stato approvato un Regolamento migliorativo rispetto al passato. Visto che in un mese non è accaduto nulla, si dovrebbe dare una scadenza alle dirigenti scolastiche per farle muovere. Noi abbiamo solo un interesse: che il servizio funzioni, aldilà del colore politico di chi amministra».