Mercati rionali chiusi, al vaglio nuove aree per i piccoli produttori
MONTESILVANO. Trovare una soluzione per consentire ai produttori agricoli di poter vendere i propri prodotti in sicurezza. È questo uno degli obiettivi ai quali in questi giorni sta lavorando il...
MONTESILVANO. Trovare una soluzione per consentire ai produttori agricoli di poter vendere i propri prodotti in sicurezza. È questo uno degli obiettivi ai quali in questi giorni sta lavorando il sindaco Ottavio De Martinis per cercare di far fronte all’emergenza economica che sta interessando gli agricoltori, gli allevatori e tutti coloro che ruotano intorno alla filiera corta dei prodotti agricoli e caseari. Con la chiusura dei mercati rionali - imposta prima a livello comunale e oggi con un’ordinanza regionale che vieta lo svolgimento dei consueti appuntamenti rionali nelle città di Montesilvano, Pescara e Spoltore - sono diversi i lavoratori del settore che oggi fanno i conti con spese vive e prodotti da buttare. È per andare incontro a questa categoria che il primo cittadino sta ragionando su una forma di mercato alternativo, che da un lato scongiuri il rischio di assembramenti, ma che dall’altro non penalizzi i produttori di merci a chilometro zero come frutta, verdura, latte, formaggi, uova.
L’idea attualmente al vaglio dell’amministrazione comunale, che verrà sottoposta all'attenzione del governatore Marco Marsilio, è quella di destinare ai produttori delle aree nelle quali possano esporre e vendere la propria merce, mantenendo le misure di contenimento previste per evitare il rischio di contagio. Un annuncio, quello del sindaco De Martinis, che potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno per tanti agricoltori e produttori che in queste settimane stanno stringendo i denti ma che rischiano di non riuscire più a far fronte alle spese che restano alte anche quando i prodotti non si possono vendere.
A riassumere il disagio di molti operatori del settore è Luca Luciani, titolare di un’azienda agricola di Spoltore che, fino all’arrivo del coronavirus, lavorava quotidianamente nei mercati di Pescara e Montesilvano. «La nostra è una linea produttiva che non può essere interrotta», evidenzia. «Abbiamo una settantina di mucche da latte e anche se non abbiamo occasioni per vendere i nostri prodotti caseari, oggi giorno dobbiamo far fronte a spese per l’energia, il gas, il personale e l’alimentazione per i nostri animali». Lo stesso avviene per coloro che producono frutta, ortaggi e altri prodotti che, se non venduti, creano una perdita economica molto grande per piccole realtà locali. «Questa è l’unica fonte di reddito che abbiamo e mantenere l’azienda agricola, con spese che si aggirano per noi intorno alle 500/600 euro al giorno, dopo più di un mese di fermo, sta cominciando ad essere davvero pesante», prosegue Luciani. «Ci sentiamo fortemente penalizzati da un’ordinanza che in altri luoghi d’Abruzzo e d’Italia non è stata applicata». (a.l.)
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