Mercatino etnico, la protesta blocca i lavori

I commercianti di ViviamoPescara e il centrodestra davanti al cantiere rinviato a lunedì: le aree di risulta sono il Bronx
PESCARA. Dopo dieci giorni di annunci e ripensamenti, i lavori per la realizzazione del mercatino etnico da 250mila euro nel tunnel della stazione ferroviaria centrale sono cominciati ieri mattina. Nello stesso giorno in cui il centrodestra e i commercianti hanno organizzato la protesta contro il Comune per chiedere all’amministrazione di tornare sui propri passi.
Il cantiere, lungamente inseguito dalla maggioranza ma osteggiato dall’opposizione e dagli esercenti, compresa la Confcommercio, «per ragioni di sicurezza, non per motivi razziali», tengono a precisare, è rimasto in piedi soltanto per il tempo necessario a demolire il muro all’ingresso del sottopasso, al lato di via Enzo Ferrari. Poi, dopo l’arrivo della comunicazione da parte della questura in cui si ammoniva il Comune sulla possibilità di disordini, è stato disposto «per motivi organizzativi» lo slittamento dei lavori a lunedì.
Una piccola vittoria secondo il numeroso fronte del no al mercatino, che si è dato appuntamento davanti al tunnel, sul lato del parcheggio delle aree di risulta, prima ieri mattina alle 11 e poi nel pomeriggio intorno alle 18, assieme a diverse centinaia di cittadini. Con il capogruppo regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri erano presenti al sit-in i rappresentanti di tutte le forze politiche di centrodestra, tra cui Carlo Masci, Marcello Antonelli e Alessio Di Pasquale per Forza Italia, Marco Forconi, Alfredo Cremonese, Massimo Pastore e Guerino Testa per Fratelli d’Italia, Armando Foschi per la Lega, l’ex consigliere di circoscrizione Benedetto Gasbarro, ma soprattutto hanno partecipato tanti commercianti, guidati da Marina Dolci, e dal rappresentante degli ambulanti Angelo Bonsignore. Il gruppo si è fatto fotografare dietro lo striscione con la scritta: «Non è etnico, è illegale. No a 250.000 euro dei pescaresi».
«Le aree di risulta sono diventate il Bronx di Pescara, ci sono risse quotidiane», rimarca Sospiri, rilevando anche alcune irregolarità tecniche come l’assenza di cartelli con la data d’inizio e fine lavori, l’importo speso e il nome del direttore dei lavori e del responsabile della sicurezza. «Ma il Comune invece di spendere soldi per istituire un presidio fisso delle forze dell’ordine spende 250mila euro per un vezzo ideologico, ossia un mercatino dove presto si tornerà a vendere merce contraffatta. Alessandrini sta solo cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto: ha un problema, ma anziché risolverlo, lo sposta lontano dagli occhi creando un ghetto. Qui non si farà alcuna integrazione: se vogliamo integrare gli ambulanti extracomunitari con il territorio, mettiamoli nei nostri mercati rionali che ci sono in ogni quartiere, creando anche delle corsie preferenziali».
Un discorso condiviso dai commercianti come Marina Dolci, presidente dell’associazione Viviamo Pescara: «Abbiamo paura che le nostre attività possano subire ripercussioni, non dal punto di vista economico, ma perché il pubblico non si sentirebbe più sicuro a parcheggiare in centro sulle aree di risulta. Già adesso ci sono tantissimi problemi tra risse e altri episodi di delinquenza».
«Abbiamo fatto tanto per toglierlo e adesso è impensabile ricostruirlo», si rammarica Roberto Cardelli (Le Magie).
«Non siamo razzisti», aggiunge Bonsignore, che è anche presidente dell’associazione Agorà, «i razzisti sono loro che vogliono rinchiudere gli immigrati in questa parte della città. Questa amministrazione ha revocato le licenze agli ambulanti che non hanno pagato l’occupazione del suolo pubblico nei mercati ma poi tollera questa illegalità». Guai a parlare di razzismo anche per Morena Gabriele (Mondo Vela): «Non solo vendono merce contraffatta, la stessa del mio negozio ma taroccata e anche di prezzi diversi in base alla fattura distruggendo chi fa commercio onestamente, ma gli si vuole dare anche luce e spazio gratis».

