Mercato, commercianti delusi e pronti alla serrata

1 Aprile 2015

«Senza parcheggi e senza servizi, è solo una cattedrale nel deserto»

PESCARA. Benvenuti nel “Cantiere Pescara 2011”: è il mercato coperto di largo Scurti, la Boquerìa pescarese che quattro anni fa la giunta Mascia aveva inserito tra le cinque grandi opere da regalare alla città entro aprile 2013. E che invece, dopo un milione e mezzo di euro spesi è ancora un cantiere, pur avendo ridisegnato atmosfere e abitudini di quest’angolo di città dove bar e vinerie sono cresciute all’ombra della facciata avveniristica in vetro e acciaio realizzata sul vecchio edificio che nel 1954 progettò l’illustre architetto romano Carlo Aymonino. Perché se è vero che la pavimentazione, i bagni, l’impiantistica, scale e ascensori sono stati ultimati, c’è ancora altro da fare. E la Boquerìa pescarese che doveva assomigliare al mercato di Barcellona con ambulanti, ristoranti, bar e prodotti tipici promessa in questi anni da chi l’ha progettata, e poi da chi l’ha ereditata, è ancora un sogno. Anzi, un incubo per chi lì dentro, da quattro anni, ci lavora e ci va a fare la spesa.

Basta andare a farci un giro per scoprire, oltretutto, che non è solo quello che c’è ancora da fare a dare problemi, ma paradossalmente anche quello che di nuovo è stato fatto. Dai sampietrini alle fogne, fino alle porte già rotte e ai parcheggi intorno, cancellati dalla pedonalizzazione che non fa sconti a nessuno. Neanche ai disabili che hanno tre parcheggi tre dedicati, sì, ma in fondo a piazza Muzii, a un centinaio di metri dall’ingresso del mercato.

«Siamo alla follia», dicono all’unisono i commercianti esasperati al punto da minacciare la serrata. «Sì la serrata, ci stiamo pensando seriamente, è l’unica cosa checi resta da fare prima di soccombere definitivamente, perché ormai la gente non viene più. Durante la settimana è il deserto, gli affari sono scesi dell’80 per cento. Solo il sabato, e un po’ i l venerdì arriva qualcuno, ma fuori arrivano anche i vigili che fanno multe a raffica. E sempre più gente rinuncia».

«Con questa storia ho perso clienti che venivano da anni», tuona il titolare di un banco frutta, mentre il collega rimarca: «I nostri amministratori hanno confuso lo shopping con la spesa, la ma spesa pesa, e se non sai come portarla non ci vai per niente a farla». Parlano tutti, ma nessuno acconsente a lasciare il proprio nome: «Poi si sa come vanno queste cose, mandano i vigili a farci le ritorsioni». Ma dietro l’anonimato fanno a gara ad indicare le storture del nuovo progetto. A incominciare dai bagni. «Solo due funzionano, gli altri sono rotti, qualcuno sfondato e chiuso con il lucchetto, qualcun altro chiuso appositamente perché sono gli scarichi che non funzionano: al bagno dei disabili se si tira l’acqua riesce nel box attiguo, quello del pane e per questo l’hanno dovuto chiudere. Ma guardate qua, è giù tutto ammuffito, qualche mese fa rimase aperto un rubinetto di sotto e si è allagato tutto, con i battiscopa che non ci sono già più».

«È una cattedrale nel deserto», è quello che ripetono i clienti. Come la signora Maria Tommasa Barra Caracciolo: «È una cosa magnifica ma vuota, non c’è un servizio che funziona, le strade intorno sono tutte sporche». E a proposito di strade, i commercianti raccontano la gimkana che deve fare chi si azzarda ad arrivare al mercato con la macchina: «Se si arriva da via Battisti e non si trova posto, girando in via Muzii si riesce su via Regina Elena e per rigirare e tornare indietro bisogna arrivare a via Ravenna». E poi il pavimento, i sampietrini. «È da pazzi», sostengono gli operatori, «quest’inverno una signora è scivolata ed è venuta l’’ambulanza, ma è pure difficile da pulire, un tecnico ci ha detto che ci vogliono 40mila euro. Ma che senso ha?». E a proposito di sporcizia, ecco quello che trovano gli operatori la mattina: «Escrementi ovunque, bottiglie e bicchieri vuoti, un porcile proprio davanti all’ingresso, perché da quando hanno tolto il cancello vengono a a bivaccare per le scale dalle sei del pomeriggio». E al piano di sopra? «Ci dovevano stare gli artigiani ma ci sono stati troppo ritardi e qualcuno ha già disdetto». E non solo loro. «Qualcuno dei nuovi se n’è andato», fa notare chi da anni lavora al mercato, «ma presto arriveranno anche gli altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA