«Mercedes non pagata» La Pelino va a giudizio

Società di leasing genovese denuncia la senatrice abruzzese di Forza Italia Che replica: «Vicenda già chiarita». Dovrà comparire in tribunale a Sulmona
SULMONA. Non avrebbe versato le rate della Mercedes presa in leasing: Paola Pelino è stata denunciata e citata in giudizio. La senatrice sulmonese di Forza Italia, il 6 ottobre del 2018, dovrà difendersi davanti al giudice per aver acquistato una fiammante Mercedes pagando poco più della metà del dovuto. Questa, in sintesi, è l’accusa ipotizzata, nel decreto di citazione diretta a giudizio, dal sostituto procuratore Stefano Iafolla.
La decisione del magistrato della procura di Sulmona è arrivata al termine delle indagini avviate su sollecitazione di una società di leasing genovese con la quale la senatrice aveva stipulato un contratto per l’acquisto di una Mercedes E250 Matic Premium, per una spesa di quasi 60 mila euro. Auto che nel frattempo, sempre su iniziativa del pm Iafolla, grazie al sequestro preventivo ordinato dal magistrato, dalla fine di aprile è tornata di proprietà di una concessionaria abruzzese. Ma sono accuse che la senatrice Pelino respinge in maniera ferma e categorica: «L’auto aveva subìto degli atti vandalici e per due mesi è rimasta dal carrozziere», si difende la parlamentare di Forza Italia. «Tra l’altro la Mercedes è stata acquistata in Abruzzo a Giulianova e non a Genova e domani, (oggi per chi legge, ndc), me ne arriverà una nuova. Una vicenda già chiarita, dunque».
Anche il suo avvocato, Lando Sciuba, spiega che «tutto è stato già definito documentalmente nelle sedi competenti, e che l’auto è stata restituita» anche perché «il leasing era arrivato a scadenza. C’è stata una contestazione da parte della concessionaria sull’importo restante che noi non abbiamo mai rifiutato di pagare», sottolinea Sciuba.
«Una vicenda che si sta gonfiando senza che vi sia una ragione: una controversia di natura civile perché frutto di una contestazione contrattuale, è diventata un’accusa penale», aggiunge il legale, «e da questa ci difenderemo in tutti i modi consentiti e in tutte le sedi competenti». La senatrice di Forza Italia era già finita sulle cronache per dei vestiti che non sarebbero stati pagati. Era la primavera del 2013, in piena campagna elettorale, quando scoppiò il caso degli abiti presi alla boutique By Gabrielli di Pescara. Un caso su cui intervenne anche il parlamentare Gaetano Quagliariello, il quale a margine di un suo comizio a Pescara, garantì che il debito sarebbe stato saldato. Ma la vicenda alzò un polverone: le titolari della boutique accusavano la parlamentare di non aver pagato il conto; la senatrice, invece, contestava la mancata emissione di scontrini fiscali da parte dei titolari del negozio. La vicenda si concluse con un comunicato congiunto in cui veniva sottolineato dai rispettivi legali, che i titolari della boutique e la senatrice Pelino avevano raggiunto un accordo. «Entrambe le parti», scrissero i legali, «si ritengono reciprocamente soddisfatte». Per il caso della Mercedes però la Pelino sarà chiamata a chiarire tutto davanti al giudice del tribunale di Sulmona. A meno che, nel frattempo, la società di leasing che l’ha denunciata decida di ritirare la querela.
Claudio Lattanzio

