Mercurio nell’acqua, sindaco scagionato

Roccamorice: il giudice di Pescara archivia le accuse contro D’Ascanio, che annuncia una causa per danni all’Aca
ROCCAMORICE. Nessun addebito per il sindaco Alessandro D'Ascanio relativo ai fatti accaduti lo scorso anno dell'inquinamento delle acque potabili da mercurio. Lo ha stabilito il giudice Nicola Colantonio del Tribunale di Pescara, dopo l'esame della richiesta di archiviazione formulata dallo stesso pubblico ministero Anna Rita Mantini che, alla luce delle risultanze investigative, ha ritenuto che non vi fossero elementi per sostenere in giudizio le accuse formulate nei confronti del primo cittadino, essendo la gestione dell'acqua in capo all'Aca. «Preso atto del positivo sviluppo» afferma D'Ascanio «attendo che la giustizia compia il suo corso e rilancio il mio impegno per fare in modo che i cittadini di Roccamorice ottengano i dovuti indennizzi dall'Aca». I fatti risalgono ad aprile 2015 quando fu rilevato dal Corpo Forestale un contenuto di 223 volte maggiore della quantità consentita di mercurio in un terreno attiguo al serbatoio di distribuzione dell'acqua potabile dove questa era finita per sversamento. La contaminazione da mercurio, si verificò a cavallo dell'agosto 2014 (ultima rilevazione) e aprile 2015 per la rottura di un venturimetro, apparecchiatura per la misura della pressione, posto dentro il serbatoio, che riversò in esso circa mezzo chilo di mercurio, circostanza che portò sotto accusa il sindaco D'Ascanio e il direttore tecnico dell'Aca, l'ingegner Lorenzo Livello, destinatari di avvisi di garanzia. Iniziò un calvario per i 950 abitanti di Roccamorice costretti ad approvvigionarsi di acqua potabile in fontanili del territorio dopo che fu loro vietato di attingere acqua dai rubinetti. Il mercurio avrebbe potuto contaminare anche la condotta di distribuzione e arrivare ai punti di utilizzazione domestica. Fu il sindaco, appena appresa la notizia, ad avvisare i cittadini del pericolo per l'uso dell'acqua domestica, adempiendo così pienamente al suo ruolo istituzionale. I serbatoi Bosco e Pagaliari furono chiusi e ripuliti, così come avvenne per la rete di distribuzione. Furono sostituti i contatori e i rubinetti e svuotate le tubazioni fino a quando l'Arta dichiarò lo scampato pericolo, anche se in paese permasero scetticismo e paura per un possibile ristagno di particelle di mercurio nell'impianto in grado di fuoriuscire in futuro. Ci fu anche l'intervento di Domenico Pettinari e dei consiglieri di minoranza Nicola Rosati e Salvatore Guercio, che chiesero la ricostruzione della rete idrica attraverso un finanziamento regionale. Ciò non è avvenuto, ma l'Aca ha eseguito varie manutenzioni della rete. «Ora mi attiverò» dice Il sindaco «a richiedere indennizzi all'Aca per i danni subiti dal Comune e dai cittadini».
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