Messina Denaro è grave La figlia e la nipote al capezzale del boss

13 Settembre 2023

Avviata la terapia del dolore, operativi h24 un medico e un infermiere Sicurezza: aumentano i controlli, l’ospedale San Salvatore è blindato 

L’AQUILA. Le condizioni di salute del boss Matteo Messina Denaro sono molto gravi. Le indiscrezioni che filtrano da fonti dell’ospedale San Salvatore, dal legale e dai parenti del mafioso sono, ogni ora che passa, sempre più “allarmanti”.
Indicativo il fatto che la cura del tumore al colon è accompagnata dalla terapia del dolore e dall'alimentazione parenterale. Il tutto avviene nella cella dell’ospedale dell’Aquila che nei mesi scorsi è stata adeguata e attrezzata proprio perché era prevedibile che l’ex latitante (arrestato a gennaio) fosse costretto a continui ricoveri nella struttura sanitaria aquilana visto che “l’ambulatorio” nel reparto 41 bis del carcere di Preturo non poteva “far fronte” a tutte le cure di cui Messina Denaro ha bisogno.
La cella, oltre che guardata a vista dalle forze dell’ordine, è vigilata 24 ore su 24 da un infermiere e da un medico pronti sempre a intervenire in caso di bisogno. Che le condizioni di salute del boss siano gravi lo si vede anche da fuori. Il via vai, in questi giorni, di parenti e legali del boss ha alzato la tensione e il livello della vigilanza all’esterno del San Salvatore. Basta andare in ospedale per un qualsiasi motivo e anche chi non sa che il mafioso è lì, a pochi passi, percepisce qualcosa di insolito. Chi invece sa sente addosso una strana sensazione. Basta parcheggiare la macchina (alle 15 di ieri ad esempio le aree di sosta erano abbastanza libere) per vedere a pochi metri un blindato dell’esercito, alcune auto della polizia, un’altra dei carabinieri e due della Penitenziaria. E gli uomini e le donne delle forze dell’ordine? Pochi passi e, all’angolo di un lungo porticato nella zona dove ci sono i reparti e gli ambulatori, spuntano 4 militari armati fino ai denti. Parlottano fra loro come se fossero lì per caso ma appena il “visitatore” si avvicina lo fissano e con gli occhi continuano a seguirlo. Sotto al porticato non c’è il solito vociare.
C’è qualche paziente che fa “due passi” col tutore seguito a vista da un parente, altri che hanno appena concluso la visita ed escono con sottobraccio fascicoli di vari colori con le “carte” appena visionate dai medici. A un altro “incrocio” una soldatessa è ferma, quasi sull’attenti, e occupa parte del passaggio. Si capisce che da quella parte è meglio non andare anche se formalmente non è vietato. Il reparto di rianimazione (che è nella zona del pronto soccorso) e l'area dove c'è la cella sono di fatto circondati. Il visitatore occasionale a quel punto evita anche di mettersi una mano in tasca, magari per prendere un fazzoletto. Non si sa mai venga interpretato come una minaccia. Meglio non pensare cosa potrebbe succedere in caso qualcuno fosse costretto a usare le armi. Ma che accade nella cella del boss? Si sa che Matteo Messina Denaro alterna momenti di lucidità a “episodi” di fragilità. Nei giorni scorsi è andato in coma per reazione ai farmaci. Qualche volta è riuscito ad alzarsi dal letto ma a fatica. Lui per primo e i familiari sono consapevoli di una condizione molto difficile.
Per questo da qualche giorno figlia e nipote si sono trasferite all'Aquila per seguire il decorso della degenza. Il boss è tenuto in cura sia dagli oncologici guidati dal primario del reparto, Luciano Mutti, che dagli esperti della terapia del dolore coordinati dal primario Franco Marinangeli. Tornando al parcheggio il visitatore occasionale trova un’auto della polizia vicino alla sua. Deve prendere le chiavi dal borsello ma ci riflette un po’. Un agente lo riconosce e lo saluta. Sospiro di sollievo. Si può ripartire tranquilli.
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