Mezzi comunali usati per il resort Indagati sindaco e gestore hotel

8 Marzo 2019

L’accusa è di peculato. Durante le indagini per le 29 vittime della valanga, i carabinieri forestali  trovarono messaggi del 2014 e 2015 tra Lacchetta e Di Tommaso, e con Del Rosso poi deceduto

FARINDOLA. Nuova grana giudiziaria per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Si tratta di un procedimento, aperto dal pm Paolo Pompa, che nasce dall’inchiesta madre sulla tragedia di Rigopiano e che vede indagato, oltre a Lacchetta, anche il gestore dell'hotel Bruno Di Tommaso, anche lui tra gli indagati del troncone principale dell’inchiesta per i 29 morti.
Entrambi sono accusati di concorso in peculato, per fatti compresi tra il 2014 e il 2015. Accusa relativa all’impiego di mezzi pubblici del Comune di Farindola per sgomberare dalla neve il piazzale antistante la struttura alberghiera. Lacchetta verrà interrogato questa mattina dai carabinieri forestali del colonnello Angelozzi, mentre lunedì sarà la volta di Di Tommaso. Uno dei legali di Lacchetta, l'avvocatessa Cristiana Valentini, ieri ha dichiarato testualmente che «l’ipotesi accusatoria è frutto di un equivoco e sarebbe bastato fare sommarie indagini per appurarlo; come già avvenuto in altri contesti, questa difesa si è assunto l’onere delle indagini e durante l’interrogatorio le metteremo a disposizione degli inquirenti».
Questo procedimento nasce dalla informativa dei carabinieri forestali che riguarda, come detto, il troncone principale dell'inchiesta sulla morte delle 29 persone rimaste sotto le macerie dell’hotel, spazzato via dalla valanga del 18 gennaio 2017. Prende vita dal rapporto, che si sarebbe consolidato negli anni, tra il sindaco Lacchetta e la proprietà dell'hotel, risorsa economica di non poco conto per il piccolo centro del Pescarese. Agli atti ci sarebbero diversi messaggi che il sindaco scambiò con Di Tommaso e con Roberto Del Rosso, responsabile dell’hotel, tra le 29 vittime del disastro.
Nell’informativa gli investigatori riportano una serie di messaggi che risalgono anche al 2014. Di Tommaso scrive al sindaco: «Volevo ringraziare per l'attenzione per quanto riguarda le operazioni di sgombero neve e per la presenza dei mezzi sulle strade». E Lacchetta: «Dovere per l’eccellenza del nostro territorio. È venuto il nostro mezzo a sgombrare il piazzale?», «Sì», dice Di Tommaso, «è appena andato via Alberto. Grazie ancora». E Lacchetta conclude: «Vi prego di contattarmi direttamente per ogni evenienza. A volte gli uffici sono superficiali e non comprendono le emergenze». Secondo la ricostruzione degli investigatori, dal tenore dei messaggi si comprende come il sindaco cerchi in tutti i modi di accontentare l’hotel nelle sue richieste, addirittura utilizzando mezzi comunali per operazioni a beneficio della struttura privata. In un’altra circostanza Del Rosso sollecita il sindaco a tenere pulita la strada che aveva subìto una piccola frana e Lacchetta gli dice: «La Provincia non risponde, ho mandato la ruspa comunale». E ancora Del Rosso scrive: «Per favore, Rigopiano si sta impegnando per portare prestigio e occupazione...il comune ha il compito e dovere di tutelare questa risorsa»; «Assolutamente Roberto», risponde Lacchetta, «credo che lo stiamo dimostrando». Secondo la procura, Lacchetta sarebbe andato anche oltre i suoi doveri e avrebbe messo a disposizione del privato i mezzi e il personale del Comune per risolvere i problemi dell'hotel. Oggi il sindaco avrà la possibilità, come sostiene il suo legale, di chiarire tutti gli aspetti di questo procedimento.
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