Mezzo secolo d’ateneo Lezione degli studenti

3 Febbraio 2016

Il rappresentante Tricarico: le divisioni danneggiano, ci vuole armonia

CHIETI. Passato e futuro a confronto all’università d’Annunzio nel giorno della cinquantesima inaugurazione dell’anno accademico. Da una parte la storia , dall’altra gli studenti, il futuro, che hanno dimostrato di saper dare una bella lezione ai professori universitari.

In mezzo il presente, rappresentato dal rettore Carmine Di Ilio, in tenuta ufficiale con l’ermellino addosso, che ha cercato di tener fuori le polemiche da una cerimonia d’inaugurazione marcata da molte assenze. Prima fra tutte quella del ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, impegnata a Roma con le problematiche connesse al voto sul decreto Cirinnà. Al suo posto è arrivato il professor Alberto Melloni, consulente e diretto collaboratore del ministro, che ha preso la parola e ci ha tenuto subito, in apertura di discorso, a sgombrare il campo dai dubbi: «Il ministro non ha disertato l’appuntamento», ha detto. Eppure, le parole dello strettissimo collaboratore della Giannini non sono servite a placare tutti i dubbi su quell’assenza, come dimostra il duro intervento di un senatore accademico, il rappresentante dei dipendenti nell’organo collegiale, Goffredo De Carolis. Diverse sedie vuote anche in platea, a testimonianza del clima di difficoltà che si vive all’interno dell’università, soprattutto per quanto riguarda la battaglia sindacale ancora aperta tra il vertice universitario e il personale sulla ripartizione del salario accessorio e su diversi altri problemi.

Ma nel discorso di Carlo Michetti, rappresentante del personale tecnico amministrativo non c’è traccia di queste criticità. Michetti ha parlato del «turbinio di cambiamenti organizzativi, di fronte ai quali è stato riscontrato un enorme deficit culturale che ci ha posto in seria difficoltà. Non è stato bello avere contezza di questo. Posso affermare con piacere e orgoglio che in quest’ultimo triennio molto è stato fatto in questo senso».

Poi il rappresentante del personale è passato a parlare dell’impegno e dei problemi di tanti docenti e ricercatori, partendo anche dalla scarsezza dei fondi a sostegno della ricerca, che, pur essendo cospicui, tuttavia, ha rimproverato Michetti, «non possono considerarsi sufficienti». Nessun accenno, invece, al taglio dei circa 300 euro mensili di Ima perpetrato dall’agosto del 2014 ai danni del personale tecnico e amministrativo. E così, superato anche lo scoglio della relazione del rappresentante dei dipendenti, la cerimonia si stava avviando tranquillamente alla fine. Poi è arrivato il turno del rappresentante della Consulta degli studenti, Alfonso Tricarico, ed è saltato fuori il problema dei dipendenti. Con spiccato accento pugliese, lo studente ha toccato tutti i nodi della vita studentesca, compresa quella che agli occhi degli universitari deve sembrare come l’assurda lotta di un ateneo «con due teste», quella dei docenti e quella del personale tecnico e amministrativo.

In realtà la differenza non è così netta come l’ha descritta lo studente, ma il monito a sotterrare l’ascia di guerra ci sta tutto. «Noi studenti», ha detto il ragazzo, «siamo qui a ribadire la nostra speranza di riconciliazione tra docenti e personale tecnico-amministrativo, il cui lavoro è imprescindibile per l’università. Non può esistere un ateneo con due teste. Tutte queste componenti devono muoversi in sinergia tra loro». È la lezione degli studenti al mondo accademico.

E la platea gremita di autorità (con i due sindaci di Chieti e Pescara Umberto Di Primio e Marco Alessandrini, i due presidenti delle Camere di commercio Roberto Di Vincenzo e Daniele Becci, il prefetto Antonio Corona, l’ex rettore Uberto Crescenti, Anna Nenna D’Antonio e monsignor Bruno Forte), ha dimostrato di apprezzarla, tributando grandi applausi al ragazzo, secondi solo a quelli per il regista Luciano Odorisio in preda a un momento di grande commozione in occasione del conferimento della Minerva.

Ad ascoltarlo con grande interesse anche il rettore Di Ilio che ha incentrato tutto il suo discorso proprio sui giovani, oltre che sulla cinquantenaria storia dell’ateneo dannunziano. Quella storia iniziata il 19 marzo 1966 quando, nella sala consiliare del Comune di Pescara, il primo rettore Renato Balzarini inaugurava il primo anno accademico dell’Università d’Annunzio, alla presenza dell’allora ministro della pubblica istruzione, Luigi Gui. «Questo ateneo», ha detto il rettore, «è il frutto di uno slancio d’amore; quello comune della gente d’Abruzzo, nobilitato da autentico sacrificio e tradotto in azione realizzatrice dai suoi uomini rappresentativi. Oggi, in occasione del cinquantenario, desideriamo ringraziare e esprimere gratitudine ai tanti protagonisti che hanno dato vita alla nostra breve storia». E peccato che uno di questi protagonisti, l’ex rettore Franco Cuccurullo, fosse anche lui nella lista degli assenti alla cerimonia.