«Mi aveva chiesto di cambiargli il turno»

27 Gennaio 2017

Parla il dottor Scarsella, il collega di Walter Bucci, il medico morto nello schianto dell’elicottero

L’AQUILA. «Walter aveva avuto un problema personale, e una decina di giorni fa mi aveva chiesto se potevo sostituirlo in centrale». A parlare è Americo Scarsella, medico del 118 dell’Aquila, amico da tutta una vita di Walter Bucci, morto nello schianto dell’elicottero sul quale viaggiavano altre cinque persone. «Mi aveva detto che poi mi avrebbe restituito il favore a fine mese. Martedì, secondo i turni, avrebbe dovuto prestare servizio in centrale dalle 8 alle 14». Americo Scarsella e Walter Bucci si conoscevano fin dai tempi dell’univesità. «Avrei tanti aneddoti da raccontare», dice, «da quando lavoravamo insieme in una clinica privata. All’epoca lui era un clinico medico specializzato in cardiologia, poi era passato all’emergenza, lavorando ad Avezzano, Pescina, Castel di Sangro, per poi tornare all’Aquila. Era una persona buona, spiritosa, sempre con la barzelletta pronta. Era un piacere lavorare con lui. Uno spirito libero. Una volta mi prestò un libro tutto sconquassato. Prima di cominciare a leggerlo lo feci rilegare. Quando glielo riportai a casa c’era sua sorella, che rimase molto stupita. Mi disse che un libro così ben tenuto non poteva essere di Walter». Il dottor Scarsella ha trascorso domenica e lunedì a Rigopiano, insieme a Walter Bucci, che era anche medico del soccorso alpino speleologico. «La notte di domenica, verso l’una, appena finito il turno è tornato alla base. Gli ho detto se voleva stendersi sulla barella, aveva una tosse forte, causata dal freddo che aveva preso quella notte, ma è stato irremovibile. A quel punto lo abbiamo rifocillato e siamo rimasti a parlare fino alle 3 di mattina. Mia moglie aveva preparato dei thermos con caffè e thè, e dei dolcetti con la nutella. È stata una fortuna, perché lassù non c’era davvero niente. Quei dolcetti lo hanno tirato su e si è ripreso. Poi ci siamo appisolati. Con noi c’era anche un altro collega. Qualche ora più tardi mi hanno chiamato perché era stata estratta una salma dalle macerie dell’hotel. Mi sono alzato e sono salito con i carabinieri fino in prossimità delle macerie dell’hotel. Quando sono tornato giù, dopo aver esaurito la triste incombenza per la quale ero stato chiamato, l’ho incontrato e ci siamo salutati, perché lui aveva finito il turno e doveva tornare all’Aquila. È stata l’ultima volta che ho visto questo ragazzo stupendo». Martedì Walter era all’Aquila, al suo lavoro abituale, nonostante i due giorni trascorsi a scavare tra le macerie dell’hotel Rigopiano, dove era stato tra i primi ad arrivare, quando la strada era ancora interrotta.

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