«Mi ha buttata giù dallo scooter Adesso ho paura di incontrarlo»

25 Novembre 2022

Una 45enne, aggredita dall’ex, vive nel terrore: «Mi ha minacciata di morte, ma ora lui è libero»  «Non ero più serena, l’ho denunciato e da allora indosso un braccialetto che segnala la mia posizione»

PESCARA. Vive con un braccialetto speciale al polso, per lanciare l’allarme in caso di aggressione. E gira con lo spray al peperoncino sempre nella borsa, per difendersi dal suo ex. La paura non l’abbandona mai, perché teme di trovarsi davanti l’uomo che amava e invece lui l’ha minacciata di morte e l’ha buttata giù dal motorino. La vittima, una 45enne, ricorda tutto, di quei momenti, e continua a dirsi che avrebbe dovuto ascoltare le sue amiche. «Loro sì che avevano capito tutto», dice ricostruendo le violenze «psicologiche e verbali» che ha subito. E lo fa nel Giorno per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Lei accettava tutto?
«A un certo punto ho capito che mi stavo annullando per farlo contento. Se osavo dire la mia usava toni aggressivi, e così ho troncato. Ma lui è tornato e io l’ho ripreso con me. Ero innamorata e lui mi diceva tutte quelle cose che una donna si aspetta, dalle scuse per i suoi comportamenti alla prospettiva del matrimonio. Sembrava credibile, gli ho creduto. Quando stavo con lui mi annullavo, non vedevo altre persone, anche se ho cominciato a tenere gli occhi aperti, stavo più attenta, reagivo se accadeva qualcosa, glielo facevo notare. E così è diventato ancora più aggressivo».
Cosa le faceva?
«Aveva degli scatti nervosi che lo hanno portato, ad esempio, a lasciarmi da sola al ristorante di notte, a piedi, fuori città. Poi mi richiamava per chiedere scusa, diceva di amarmi. Io non riuscivo a lasciarlo, anche se avevo paura».
Perché tutta questa paura?
«La sua era una violenza psicologica, mi intimoriva. Mi raccontava i suoi problemi, mi diceva di essere nervoso, e giustificava così il suo comportamento nei miei confronti. Raccontandomi di quello che lo impensieriva, ha cominciato a parlare di pistole, a dire che avrebbe fatto fuori questo o quello, cioè chi lo faceva stare male, e che a qualcuno sarebbe passato sopra con la macchina. “In galera non ci vado, sono incensurato”, ripeteva. Gli ho detto che non lo volevo accanto a me, se era così, l’ho lasciato. E ha cominciato a minacciarmi. Ma poi alla fine se n’è andato, lanciando delle cose per aria, come le sedie. Mi sono sentita libera, ma avevo paura».
Cosa le diceva?
«Ti farò passare i guai, tu non farai più niente, vivrai in un eremo, hai paura anche delle mosche».
E non è finita lì.
«No, ha contattato i miei familiari, per parlare male di me. Si è presentato in ufficio, ha alzato la voce e mi ha detto che mi avrebbe aspettato fuori per cui ho chiesto che qualcuno mi venisse a prendere. Una mattina ho trovato la mia macchina danneggiata».
Il suo ex l’ha anche affrontata fisicamente, cercando di fargliela pagare.
«Mi ha aspettato di nuovo fuori dall’ufficio ma io e il mio amico che mi scortava non capivamo se fosse lui, dentro a un furgone. Per questo siamo rimasti in contatto telefonicamente durante il tragitto. È bastato un attimo: lui è sceso dal furgone, al semaforo, e mi ha afferrata: io ero sul motorino, mi sono divincolata e sono fuggita. Mi ha raggiunta in corsa, mi ha presa per il casco, dal furgone, e mi ha detto “Se non ti uccido ora, ti sparo”. Sono caduta, mi hanno soccorsa e sono andata in ospedale. Ho sporto denuncia e in questura l’ispettore Francesca Zuccaro mi ha messo in contatto con l’associazione Iside, che mi ha offerto protezione».
Però lei ha paura.
«Sì, ho il terrore di incrociare un furgone bianco e la macchina del mio ex, che è a piede libero. Però denuncerei di nuovo e dico a tutti di denunciare perché se si ama bisogna essere liberi, non è ammissibile subire violenze. Io non ero più libera. E la paura nasceva dal fatto che lui stava facendo a me quello che aveva promesso di fare agli altri: passarmi sopra con la macchina e magari spararmi. Una pistola gliel’hanno trovata, poi».
Oggi cosa pensa?
«Che c’erano dei piccoli segnali, non li ho colti, mi sono accontentata delle sue giustificazioni su quel nervosismo. Avrei potuto fare diversamente».
Il suo braccialetto è una forma di protezione?
«Sì, ha un gps. In casi di pericolo, premendo un pulsante comunico la mia posizione all’associazione Iside, di Annarita D’Urbano, che ringrazio per avermi dato la forza di ricominciare, di tornare a lavorare e di credere in me. Lo fa ogni giorno, da allora».
Che messaggio arriva dall’associazione alle donne come lei?
«Denunciare, denunciare, denunciare. Parla anche ai ragazzi, a scuola, per contrastare altri tipi di violenza, ad esempio il bullismo. Con i più giovani, è come seminare una piantina».
Lei quando sarà di nuovo libera?
«Dopo la sentenza. Intanto ho investito per rendere la mia casa più sicura».