«Mi hanno tirato pietre e ferito con una mazza»

Parla l’autista del bus che trasportava i pescaresi aggrediti a Lecce
PESCARA. Sono spuntati «come cavallette», con torce, mazze, sassi, e bombe carta infarcite di chiodi. Una specie di «rappresaglia militare». Volevano colpire i tifosi pescaresi, con i quali la ruggine è antica e forse vendicarsi di un agguato simile avvenuto dopo la partita di andata, il 5 novembre scorso, a Valle Anzuca di Francavilla. E ci sono riusciti. I circa 70 tifosi leccesi che due giorni fa hanno assaltato i biancazzurri diretti allo stadio Via del Mare, hanno raggiunto a pieno il loro obiettivo, approfittando di una presenza minima di polizia. E lo racconta l’autista del bus di pescaresi che ha subito l’assalto. M.N., 59 anni, di Lanciano, ricostruisce quei minuti, durante i quali ha comunque mantenuto il sangue freddo tanto che è stato lui stesso, dopo l’aggressione, a guidare il pullman fino allo stadio, nonostante fosse ferito.
Cosa è accaduto di preciso?
Il pullman che guidavo faceva parte di una piccola carovana di mezzi diretti allo stadio per la partita Lecce-Pescara. C’erano anche alcuni pulmini, presi a noleggio insieme al bus, e delle auto private. Davanti al bus c’è una Ford, una specie di Suv, anch’essa noleggiata. Il corteo era guidato da due auto della polizia e al termine c’era un altro mezzo della polizia. All’altezza dello svincolo per Squinzano, sulla Brindisi-Lecce, due auto si sono messe leggermente di traverso per rallentare la velocità della nostra carovana. Si trovavano tra le pattuglie della polizia e i tifosi biancazzurri: pare ci abbiano agganciato da Brindisi ed è chiaro che avessero proprio l’intenzione di rallentarci, tant’è che la Ford davanti al pullman ha dovuto frenare. È stato allora che da un uliveto, a destra della strada statale che stavamo percorrendo, sono spuntati come cavallette: erano incappucciati e con i caschi da moto, quindi irriconoscibili. Avevano torce, bombe carta con i chiodi, mazze. Una specie di rappresaglia militare. Una cosa così non mi era mai accaduta prima.
Che cosa ricorda di preciso?
Sono stato subito distratto dal colore dei fumogeni, sul viola. I tifosi hanno messo fuoco alla Ford (la polizia parla di un principio di incendio, spento subito con un estintore proprio da un poliziotto, ndr) e poi hanno cominciato a sferrare mazzate, rompendo tutto. Poi hanno colpito il nostro pullman. Arrivavano pietre da tutte le parti e due persone con delle spranghe che credo fossero di ferro si sono posizionati lateralmente e hanno rotto il mio finestrino, raggiungendomi con una mazza e ferendomi.
Sul pullman che cosa succedeva?
Hanno cominciato a dirmi con insistenza di aprire le porte, altrimenti ci avrebbero ammazzati. Ed è stato allora che mi sono accorto che le porte erano state forzate ed erano rotte perché da quel momento non si sono più chiuse.
Che cosa ha fatto?
Ho chiamato i carabinieri, essendo un ex carabiniere, per lanciare l’allarme. Ma le forze dell’ordine sono arrivate in massa quando era praticamente finito. C’era anche la Guardia di finanza, in tenuta antisommossa.
Lei è rimasto ferito ma ha comunque continuato a guidare, una volta superato tutto.
Il mezzo era marciante, anche se il parabrezza è stato danneggiato e il finestrino laterale era rotto, come le porte. Quindi è stato deciso che i tifosi salissero sul bus e venissero portati allo stadio, per metterli in sicurezza. L’ho fatto io, perché il secondo autista era spaventato e preferiva non risalire sul bus quindi l’ho affidato alla polizia. Da lì allo stadio ci hanno scortato. Erano diversi mezzi, non so se sei, sette oppure una decina. L’ideale sarebbe stato avere una scorta del genere dall’inizio, ma un servizio così dovevano predisporlo da Lecce. Poi, una volta allo stadio, sono stato medicato dal personale del 118. Ho un taglio sul gluteo sinistro. Mi hanno preso di striscio, ma ho perso sangue.
Si è spaventato?
Ho visto come si stavano mettendo le cose, e ho pensato al pericolo che stavamo correndo per via delle bombe carta che lanciavano sotto alle macchine.
E i tifosi biancazzurri che erano con lei?
Sono scesi e hanno fatto a botte. Quelli non si spaventano di fronte a niente.
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