«Mi piove in casa e non posso riparare il tetto: un calvario»

22 Gennaio 2017

La proprietaria (che vive con la madre invalida) non può intervenire: la copertura infatti è di proprietà del Comune

MONTESILVANO. Pareti invase dalla muffa, acqua piovana che scorre lungo le pareti della casa, contatore elettrico pronto a scattare di continuo e un tetto che non può riparare perché ora è di proprietà del Comune. È questa la situazione assurda, per alcuni aspetti un po’ paradossale, in cui da anni è costretta a vivere Marilena Ricci, una residente di Montesilvano, con la sua anziana mamma invalida. Un incubo cominciato nel 2011, in seguito a un’ingiunzione di demolizione per abusivismo da cui la donna non riesce a uscire.

Per comprendere bene la situazione, però, è necessario fare un passo indietro e tornare a nove anni fa, quando Marilena Ricci e suo marito, proprietari di un’abitazione in via Genova, traversa di via Chieti, fanno richiesta all’amministrazione comune di Montesilvano di essere autorizzati a sopraelevare la propria abitazione e ricavare un sottotetto. I lavori, per i quali la famiglia si affida a un geometra della zona, partono con il via libera dell’ente, ma subiscono una battuta d’arresto a causa della malattia e della successiva prematura scomparsa, alla fine del 2008, del giovane marito della donna.

«A quel punto», ricorda Marilena, «vedova e senza figli, ho deciso di rinunciare a quegli interventi di ristrutturazione. Così, l’anno successivo, nel 2009, ho presentato un’istanza al Comune per sospendere i lavori. È stato solo in quel momento che mi sono resa conto che il geometra aveva fatto partire le opere senza attendere il necessario nulla osta ambientale».

Gli uffici tecnici municipali, riscontrato l’abuso, intimano alla proprietaria di casa di demolire il tetto, la cui costruzione non era stata autorizzata dai Beni ambientali. Siamo nel 2011 e Marilena Ricci, che avvia una pratica di risarcimento danni nei confronti del geometra, con l’ausilio di un architetto, provvede alla demolizione del tetto. «Eppure, il 20 febbraio, quando la copertura non c’era più e sulla testa avevamo solo un telone, i vigili urbani vengono a verificare la situazione e, non trovandomi in casa, fanno partire le pratiche per acquisire il bene alla proprietà del Comune». È da lì che parte l’odissea di Marilena, padrona di una casa senza tetto, che non può sistemarla perché è ora di proprietà del Comune, che però a sua volta non interviene.

«Da sei anni vivo in una anitazione in cui piove, piena di muffa e dove scatta di continuo il salvavita per le infiltrazioni che raggiungono i contatori. In più, dal 2013, nella stessa stessa casa abita anche mia madre, che è invalida per essere stata colpita da un ictus, e queste precarie condizioni igienico-sanitarie dell'appartamento, di certo, non fanno bene alla sua salute, tantomeno alla mia». La residente si è rivolta al Tribunale, che ha riconosciuto il danno. Ha fatto segnalazioni alla Asl e ai vigili del fuoco, ha naturalmente sollecitato più volte il Comune a trovare un punto di accordo. Nonostante i diversi incontri e le rassicurazioni ricevute negli anni, però, nulla è cambiato. «È come scontrarsi contro un muro di gomma e io davvero non so più come e cosa fare per uscire da questa situazione. Ogni volta che piove vivo nel terrore».

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