«Mia sorella morta sotto le macerie, tragedia senza fine»

Torre de’ Passeri ricorda Daniela, vittima del sisma a 22 anni Il dolore della famiglia: «Non c’è stata giustizia, che rabbia»
TORRE DE’ PASSERI. «Mia sorella è sempre con me. Non la dimenticherò mai, sento ancora il suono della sua voce, la sua risata appassionata, le scrivo di tanto in tanto messaggi sul cellulare o sui social. Non voglio che Daniela sia dimenticata da chi l’ha conosciuta e amata. La sua scomparsa lascia in me e nella mia famiglia, un vuoto incolmabile. Sono passati 15 anni dalla sua morte, ma il dolore è fortissimo ed è peggio ogni anno che passa». Alessandra Bortoletti, infermiera di Torre de’ Passeri, tra le macerie del terremoto dell’Aquila ha perso la sorella Daniela, 22 anni, studentessa di Ingegneria gestionale all’università. Di lei, tra lacrime e silenzi, Alessandra, più grande di 5 anni, ha un bisogno continuo di parlare «perché resti nella memoria di tutti». Quelle due parole, «ho paura», scritte da Daniela nella notte in cui perse la vita, le scarnificano l’anima. «Le vado continuamente a rileggere», rivela l’infermiera che racconta le ultime istantanee della sorella che viveva con altri studenti in una abitazione, crollata durante il sisma, all’angolo tra via Cola dell’Amatrice e via Generale Francesco Rossi. «Era domenica e Daniela decise di tornare all’Aquila per impegni, ma ci promise di tornare il mercoledì per le vacanze di Pasqua». Al bus l’accompagnarono mamma Antonietta e papà Fabrizio. Daniela era felice, indossava le Converse rosse che aveva tanto desiderato, dono della madre, la tracolla e il suo piumino preferito. «C’era lo sciame sismico, ma gli esperti dicevano di non preoccuparsi e noi abbiamo creduto alle loro parole. Furono chiuse le scuole sotto Pasqua, ma non le università: perché?», si rammarica la sorella Alessandra, «se avessimo avuto sentore che qualcosa di così terribile sarebbe accaduto, l’avremmo fermata». E invece Daniela andò incontro al suo destino l’indomani, lunedì: la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009. Quindici anni fa. E il dolore si rinnova ad ogni anniversario. Come oggi. «Alla scossa dell’una mia sorella uscì in strada, spaventata. Poi rientrò in casa. Dopo la scossa delle tre, preoccupata, la chiamai ripetutamente. Ma le linee erano interrotte. Mio padre corse all’Aquila, trovò il palazzo in macerie e non sapeva come dircelo. Daniela era lì sotto. La scena era apocalittica. Il suo corpo fu ritrovato l’8 aprile. Non è giusto morire a 22 anni nella città che amava, dove mia sorella voleva realizzare i sogni ma che non l’ha saputa proteggere. Cosa provo oggi? Oltre al dolore per averla persa, la rabbia per non aver dato a lei e i tanti altri, la giustizia che meritavano. Oggi mi resta solo dolore e memoria. Daniela voleva diventare un ingegnere, a mamma diceva sempre: poi mi prenderò cura di te. Aveva tanti amici, era speciale, bella, buona, solare, positiva». Ogni anno Alessandra e la sua famiglia partecipano al premio Avus in memoria delle vittime del terremoto che distribuisce borse di studio ai meritevoli e alla fiaccolata della memoria: «Quando viene letto il nome di Daniela, ogni volta, è una pugnalata al cuore».
Stasera alle 18 a Torre si terrà una messa ricordo nella chiesa delle Grazie. Il parroco don Massimo Di Lullo, nei giorni scorsi, ha invitato, chi lo vorrà, a portare una candela e dire una preghiera sotto la lapide di piazza 6 Aprile 2009, di fronte al municipio. Il sindaco Giovanni Mancini e l’amministrazione comunale si stringono al dolore delle famiglie che hanno perso i propri cari in quella tragica circostanza.

